Il Tax Credit videogiochi italiano è bloccato, e con esso circa 12 milioni di euro che dovrebbero sostenere lo sviluppo di nuovi titoli nel nostro paese. A lanciare l’allarme è IIDEA, l’associazione che riunisce le aziende dell’industria videoludica in Italia, preoccupata per un’incertezza che rischia di pesare parecchio sulle imprese del settore.
Lo stato del Tax Credit e le richieste di IIDEA
La questione ruota attorno all’apertura del Tax Credit videogiochi 2025, che a oggi resta in una sorta di limbo. IIDEA ha deciso di muoversi in modo diretto, sollecitando il Ministro della Cultura Alessandro Giuli e la Sottosegretaria di Stato alla Cultura Lucia Borgonzoni per ottenere chiarimenti sullo stato di attuazione della misura.
Il punto è semplice da capire, anche per chi non mastica le dinamiche dei finanziamenti pubblici. Si tratta di uno strumento pensato per agevolare lo sviluppo e la produzione di videogiochi sul territorio nazionale, una leva che molte realtà considerano fondamentale per programmare il proprio lavoro. Quando un meccanismo del genere si ferma, le ripercussioni si fanno sentire in fretta. Le aziende, soprattutto quelle più piccole, hanno bisogno di certezze per pianificare investimenti, assunzioni e tempistiche di produzione.
Aziende in attesa e timori sulla competitività
In un contesto economico che di facile ha ben poco, l’assenza di risposte chiare alimenta la preoccupazione. L’industria dei videogiochi italiana teme di perdere terreno rispetto ad altri paesi europei, dove gli incentivi al settore funzionano in modo più strutturato e prevedibile. La competitività delle imprese nostrane passa anche da qui, da uno strumento che dovrebbe sostenere la crescita e invece, per il momento, rimane fermo.
La richiesta di IIDEA punta proprio a ottenere informazioni e aggiornamenti concreti sullo stato della misura. Non si parla di promesse generiche, ma di tempistiche e modalità di attuazione del Tax Credit, in modo che le aziende possano finalmente capire su cosa contare. Quei 12 milioni fermi rappresentano molto più di una cifra: sono progetti in pausa, decisioni rimandate, opportunità che rischiano di sfumare se la situazione non si sblocca.
L’associazione continua a tenere alta l’attenzione sul tema, nella speranza che dal Ministero della Cultura arrivino presto risposte capaci di restituire un orizzonte chiaro a un comparto che, in Italia, ha tutte le potenzialità per crescere ma ha bisogno di un quadro stabile su cui costruire.