Un pesticida pensato per essere più sicuro degli altri sta mostrando un lato oscuro che nessuno aveva davvero previsto. Si chiama sulfoxaflor e, stando a una ricerca del Georgia Institute of Technology, riesce a interferire con l’attività genetica nelle ovaie dei bombi, gli insetti impollinatori parenti stretti delle api. In pratica va a toccare i geni legati alla riproduzione, spegnendoli proprio lì dove i normali controlli di tossicità non arrivano a guardare.
Il dato che colpisce è che questo fitofarmaco era arrivato sul mercato nel 2013 con tutte le migliori intenzioni. Doveva essere l’alternativa più tranquilla ai famigerati neonicotinoidi, i pesticidi finiti sotto accusa per il loro impatto devastante sulle popolazioni di api e altri impollinatori. L’idea era semplice: sostituire una sostanza problematica con una considerata meno aggressiva. Peccato che le cose non stiano andando esattamente così.
Perché i test di sicurezza non se ne sono accorti
Il problema vero, quello che la ricerca mette in fila con una certa lucidità, riguarda il modo in cui vengono fatti i controlli. Gran parte dei test di tossicità misura la mortalità immediata. Insomma, contano quanti insetti muoiono dopo l’esposizione a una certa dose. Ma il sulfoxaflor non uccide subito i bombi. Fa qualcosa di più subdolo, agisce sotto la superficie andando a modificare l’espressione dei geni che regolano la capacità di riprodursi.
E qui sta il punto delicato. Un bombo che non muore viene classificato come un bombo che sta bene, che ha superato la prova. Solo che quello stesso insetto potrebbe non riuscire più a generare nuove colonie, con conseguenze che si trascinano nel tempo e che i controlli tradizionali semplicemente non riescono a intercettare. Uno studio, questo, che di fatto invita a ripensare da capo i criteri con cui si valutano queste sostanze. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Ecotoxicology and Environmental Safety e sposta l’attenzione su un aspetto spesso ignorato. Non conta soltanto se un impollinatore sopravvive all’incontro con il pesticida, ma anche in che condizioni ci arriva e soprattutto se resta capace di svolgere il suo ruolo nella natura. Perché i bombi non sono insetti qualunque, sono tra i principali responsabili dell’impollinazione di moltissime colture, e la loro salute riproduttiva è tutt’altro che un dettaglio.
La ricerca del Georgia Tech apre insomma una crepa in una convinzione diffusa, quella secondo cui basta trovare un’alternativa meno letale per risolvere il problema. Il sulfoxaflor dimostra che la tossicità può nascondersi in luoghi meno evidenti, dentro il funzionamento genetico degli animali, e che serve uno sguardo più attento per capire davvero cosa succede alle popolazioni di impollinatori esposte a questi composti.