Niente legge obbligatoria sulla preservazione dei videogiochi in Europa. La Commissione Europea ha deciso di non costringere le aziende del settore a mantenere attivi i loro titoli online una volta che questi spariscono dagli scaffali digitali. La direzione presa è diversa e punta a quello che il regolatore ha definito un lavoro per migliorare gli standard del settore, ma senza imporre nulla per legge.
Il tema è finito sul tavolo della Commissione Europea grazie a una mobilitazione dal basso, una di quelle che parte dagli appassionati e che ogni tanto riesce davvero a smuovere le istituzioni. Il movimento si chiama Stop Killing Games e nel corso del 2024 ha raccolto firme a sufficienza per portare la questione della conservazione dei giochi online davanti agli organi europei. Il risultato però non è quello che molti speravano. La Commissione ha spiegato che una legge vera e propria non potrebbe reggere, perché finirebbe per scontrarsi con le norme già esistenti su copyright e proprietà intellettuale.
Cosa farà davvero la Commissione
Invece di una norma vincolante, il piano prevede di sedersi al tavolo con l’industria dei videogiochi e mettere a punto un codice di condotta. L’idea è stabilire delle aspettative chiare su come sviluppatori ed editori dovrebbero gestire la chiusura dei loro giochi, quel momento in cui un titolo viene mandato in pensione e smette di funzionare. Oltre a questo, la Commissione collaborerà con le organizzazioni dei consumatori e con le autorità competenti per far conoscere meglio i diritti che già oggi tutelano chi acquista. Un rapporto su tutta la faccenda è atteso entro la fine del 2026.
Per capire da dove nasce tutto questo bisogna tornare al 2024, quando Ubisoft ha spento i server di The Crew, gioco di guida tutto online. Non si è limitata a chiudere i battenti, ha anche cancellato il titolo dalle librerie dei giocatori che lo avevano comprato. Una mossa che ha acceso un dibattito acceso sul diritto di accedere ai giochi pagati o licenziati, e ha riportato a galla domande più profonde su cosa significhi davvero possedere qualcosa nel mondo dell’intrattenimento digitale.
Negli Stati Uniti qualcosa si è già mosso. La California ha approvato una legge statale che fissa degli standard su come comunicare ai giocatori la fine del supporto a un gioco. E anche senza un obbligo legale più ampio, alcune piattaforme come Steam hanno cominciato a usare un linguaggio più trasparente, chiarendo che chi compra sta in realtà acquistando una licenza e non il gioco vero e proprio.