Stellantis ha deciso di mettere il sole e il calore della Terra al centro della propria strategia energetica europea. Il gruppo automobilistico punta forte su fotovoltaico e geotermia per alimentare i suoi stabilimenti nel Vecchio Continente, con l’obiettivo di tagliare le emissioni e ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. Una mossa che racconta bene dove sta andando l’industria dell’auto, ormai costretta a fare i conti non solo con quello che esce dalle linee di montaggio, ma anche con l’energia che serve per farle girare.
L’idea di fondo è semplice da capire, anche se complessa da realizzare. Produrre auto consuma tantissima energia, e Stellantis vuole che una fetta sempre più grande di quell’energia arrivi da fonti pulite, prodotte possibilmente vicino agli impianti stessi. Da qui la scelta di puntare su pannelli solari e sul calore naturale del sottosuolo, due tecnologie che sulla carta si completano a vicenda.
Pannelli solari sui tetti delle fabbriche
Il fotovoltaico è la parte più visibile di questo piano. L’azienda sta lavorando per coprire i tetti dei suoi stabilimenti con pannelli capaci di generare elettricità direttamente sul posto, sfruttando superfici che altrimenti resterebbero inutilizzate. Un capannone industriale, in fondo, offre metri quadrati a non finire, e metterli a frutto con il solare significa abbattere i costi e allo stesso tempo ridurre l’impronta ambientale della produzione.
Il vantaggio di questa soluzione sta tutto nella vicinanza tra dove l’energia viene prodotta e dove viene consumata. Niente lunghi trasporti, niente dispersioni eccessive lungo la rete. L’elettricità generata dai pannelli finisce dritta nei processi produttivi, alimentando macchinari e impianti. È un modello di autoproduzione che molte realtà industriali stanno adottando, e Stellantis sembra intenzionata a spingere il pedale su questa strada.
Geotermia, l’energia che viene dal sottosuolo
L’altra gamba su cui poggia il progetto è la geotermia, una tecnologia meno appariscente ma altrettanto interessante. Si tratta di sfruttare il calore naturale presente nel terreno per riscaldare o raffrescare gli ambienti, e in certi casi anche per supportare alcuni processi industriali. Un sistema che funziona giorno e notte, indipendentemente dal meteo, cosa che invece il solare non può garantire.
L’accoppiata tra le due fonti ha senso proprio per questo motivo. Quando il sole c’è, i pannelli lavorano a pieno regime; quando manca, la geotermia continua a fare la sua parte fornendo energia termica costante. In questo modo gli impianti europei del gruppo possono contare su un mix più stabile e prevedibile, riducendo il ricorso a gas e altre fonti tradizionali.
Dietro questa scelta c’è ovviamente anche una logica economica. I costi dell’energia hanno messo in difficoltà l’intero comparto manifatturiero negli ultimi anni, e poter contare su fonti proprie significa proteggersi almeno in parte dalle oscillazioni dei prezzi. Per un colosso come Stellantis, che gestisce decine di stabilimenti sparsi per l’Europa, ogni risparmio sui consumi energetici si traduce in cifre rilevanti sul bilancio complessivo.
Il piano si inserisce in una direzione più ampia che vede l’azienda impegnata a rendere più sostenibile l’intera filiera produttiva, dalla fabbrica fino al prodotto finito. La transizione verso l’energia pulita negli impianti non è soltanto una questione di immagine, ma un tassello concreto per arrivare agli obiettivi di riduzione delle emissioni che il settore si è dato per i prossimi anni.