Una proposta della Commissione europea sui servizi satellitari ha fatto storcere il naso a SpaceX, che ora prova a far sentire la propria voce a Bruxelles. Al centro della discussione c’è l’assegnazione della banda di frequenze dei 2 GHz dopo la scadenza delle attuali licenze, prevista per maggio 2027, e riguarda nello specifico i servizi mobile via satellite noti come MSS. L’azienda di Elon Musk ha messo nero su bianco una serie di preoccupazioni in un documento condiviso con i funzionari europei, sottolineando i rischi nel caso in cui il piano venisse approvato da Consiglio e Parlamento.
La partita della sovranità tecnologica europea
Quello che muove l’Europa è un obiettivo abbastanza chiaro, ovvero raggiungere la cosiddetta sovranità tecnologica. In altre parole, ridurre la dipendenza dalle aziende che non hanno radici nel continente. Al momento le licenze per l’uso dello spettro sono nelle mani di EchoStar e ViaSat, due realtà statunitensi. Il nuovo schema cambierebbe le carte in tavola, perché due terzi della banda dei 2 GHz verrebbero divisi in parti uguali tra i nuovi operatori europei e quelli già presenti sul mercato, siano essi europei o stranieri.
Il risultato, almeno sulla carta, è che agli operatori che vogliono entrare adesso resterebbe solo un terzo della banda disponibile. E qui SpaceX alza la mano. Nel documento finito sotto gli occhi della Commissione l’azienda scrive che la proposta rischia seriamente di lasciare gli europei senza servizi satellitari diretti ai dispositivi, oppure di costringere le nuove operazioni europee a generare problemi di interferenza su scala globale. Tra le situazioni più delicate citate ci sono pure i servizi di emergenza, come quelli attivi in Ucraina.
Il peso di Starlink e le interferenze annunciate
Non è un mistero che la società di Musk abbia di fatto un quasi monopolio sui servizi Direct-to-Device, quelli che mettono in collegamento diretto satellite e telefono. A renderlo possibile sono le centinaia di satelliti Starlink già in orbita, oltre 650 al momento. Limitare l’accesso alle frequenze, secondo questo ragionamento, si tradurrebbe in una copertura piuttosto bassa per gli utenti europei.
C’è poi il tema delle possibili interferenze tra i servizi Starlink e la futura costellazione IRIS2, che dovrebbe entrare in funzione entro il 2029. SpaceX ricorda anche le ricadute economiche, visto che l’azienda ha già firmato accordi con STMicroelectronics e con alcuni operatori telefonici. Insomma, restrizioni di questo tipo avrebbero, secondo la lettura di Musk, un impatto negativo che va ben oltre la semplice connettività.
Il nuovo piano di assegnazione delle frequenze dovrà passare il vaglio di Consiglio e Parlamento entro maggio 2027. Questo significa che SpaceX ha davanti a sé circa un anno per portare avanti la propria attività di pressione. Dall’altra parte un portavoce della Commissione ha confermato la linea, spiegando che mentre le aziende europee a volte si ritrovano con una quota di mercato pari a zero all’estero, un terzo della banda continentale resterà comunque aperto alle realtà extraeuropee. La parte restante, invece, sarà riservata ai fornitori europei, in coerenza con le ambizioni dichiarate in materia di sicurezza, resilienza e sovranità.