SpaceX si è aggiudicata un contratto militare da capogiro per portare in orbita una serie di satelliti che serviranno alla difesa statunitense. L’azienda di Elon Musk dovrà occuparsi di 18 missioni con il razzo Falcon 9, tutte legate a un programma che punta a rendere lo spazio orbitale un pezzo centrale della sicurezza americana. Un accordo che vale circa 1,6 miliardi di dollari, quindi poco più di 1,4 miliardi di euro.
Il ragionamento dietro a queste operazioni è abbastanza lineare. Lo spazio è diventato uno degli elementi cardine della difesa moderna, e programmi come Golden Dome lo dimostrano bene. Guardare quello che accade dall’orbita permette di individuare eventuali minacce con largo anticipo, e soprattutto di far arrivare le informazioni ai sistemi militari quasi in tempo reale. Gli Stati Uniti stanno mettendo parecchi soldi in questa direzione, e non è difficile capire il perché.
Perché servono i privati come SpaceX
Sviluppare da zero i vettori, cioè i razzi che spingono i satelliti verso l’orbita, costa una cifra enorme. I tempi di ricerca sono lunghi e le spese lievitano in fretta. Ecco perché le collaborazioni con le aziende private diventano decisive, e in questo campo pochi nomi pesano quanto SpaceX. La società ha ormai una tale rodata capacità di lancio che rappresenta un partner quasi obbligato per certe missioni.
Il contratto appena firmato riguarda l’invio in orbita dei satelliti del programma Space Based Sensing and Targeting, meglio noto con la sigla SBST. Diciotto lanci, tutti con il collaudato Falcon 9, un razzo che negli ultimi anni ha macinato missioni su missioni diventando uno standard di riferimento per l’accesso allo spazio.
Dove e quando partiranno i lanci
Tutte le partenze avverranno dalla base di Vandenberg, in California, una delle strutture più usate per i lanci verso orbite polari. Il calendario è già fissato con una scadenza precisa, perché le missioni dovranno essere completate entro la fine del 2027. Un ritmo serrato, considerando il numero di voli in programma e la delicatezza del carico trasportato.
Resta la domanda più interessante, e cioè cosa faranno davvero questi satelliti una volta in quota. Il nome del programma offre già qualche indizio. Il termine sensing rimanda alla capacità di rilevamento, mentre targeting punta all’individuazione dei bersagli. In pratica si tratta di occhi elettronici piazzati nello spazio, pensati per osservare, tracciare e segnalare eventuali minacce ai sistemi di difesa a terra.
Un investimento che conferma quanto lo spazio orbitale sia ormai considerato terreno strategico dalle grandi potenze. Con questo accordo SpaceX rafforza ancora di più il suo ruolo di fornitore privilegiato per le operazioni militari statunitensi, un rapporto che negli anni si è fatto sempre più stretto e che difficilmente cambierà rotta nel breve periodo. La cifra in ballo, del resto, parla chiaro riguardo alle priorità del comparto difesa americano.









