Le leggi sulla sorveglianza delle targhe stanno diventando un tema sempre più caldo negli Stati Uniti, dove la diffusione di telecamere con intelligenza artificiale capaci di tracciare veicoli e persone ha raggiunto livelli che fino a pochi anni fa sembravano fantascienza. Aziende come Flock Safety e Motorola, con il suo sistema VehicleManager, hanno trasformato una semplice passeggiata in auto in un archivio digitale permanente. Le telecamere moderne non si limitano più a leggere una targa: riconoscono volti, dettagli fisici e abitudini di spostamento, costruendo una mappa dei movimenti di chiunque passi nel loro raggio d’azione. Senza che nessuno ne sia consapevole.
Il punto è capire quali Stati hanno davvero messo in piedi delle leggi sulla privacy efficaci, e quali invece si sono fermati a provvedimenti di facciata. Ogni Stato fa storia a sé, e non esiste una ricetta universale. Chad Marlow, consulente legale senior dell’ACLU (American Civil Liberties Union) e responsabile del lavoro dell’organizzazione sulla sorveglianza, ha sottolineato come Flock Safety sia l’azienda più problematica nel settore dei lettori automatici di targhe (noti come ALPR), ma ha anche avvertito che passare a un concorrente come Axon o Motorola non rappresenta affatto una soluzione reale. Al massimo, una riduzione minima del danno.
Le categorie di leggi che fanno davvero la differenza
Le normative più incisive si possono raggruppare in diverse categorie. La prima riguarda le leggi che limitano le funzionalità dell’intelligenza artificiale nelle telecamere. L’Illinois è da tempo il punto di riferimento grazie al BIPA (Biometric Information Privacy Act), che protegge dati biometrici come impronte digitali e riconoscimento facciale, richiedendo il consenso scritto per il loro utilizzo. Una legge talmente ampia che alcune funzioni di Google Nest e di Flock Safety risultano completamente bloccate in quello Stato. Anche Portland, in Oregon, ha adottato restrizioni simili sul riconoscimento facciale. Il limite di queste normative, però, è che spesso non coprono i dati relativi a targhe e veicoli. La California è al momento l’unico Stato che ha incluso i dati ALPR nella definizione di “informazioni personali” tutelate dalla legge.
Poi ci sono le leggi che vietano alle telecamere della polizia di registrare determinati dettagli, come i volti dei passeggeri all’interno di un veicolo, limitandone il campo d’azione alla sola targa. Florida e New Hampshire hanno adottato provvedimenti di questo tipo. Flock Safety, ad esempio, pubblicizza la capacità delle proprie telecamere di notare adesivi sul paraurti o portapacchi sul tetto: normative così restrittive possono tagliare le gambe a queste funzionalità avanzate.
Un altro approccio riguarda l’obbligo di cancellazione dei dati entro tempi prestabiliti. Il New Hampshire spicca con un limite di appena 3 minuti se i dati raccolti non risultano collegati a un’indagine in corso. Virginia e Washington hanno recentemente fissato un tetto di 21 giorni, che secondo l’ACLU rappresenta il limite massimo accettabile. Più a lungo le forze dell’ordine conservano questi dati, più diventa facile ricostruire abitudini e routine personali, “eviscerandone la privacy”, come ha detto Marlow.
Divieti di condivisione, droni e processi di approvazione
Stati come Virginia e Illinois hanno reso illegale la condivisione dei dati ALPR al di fuori dei confini statali, anche con agenzie federali come il Department of Homeland Security o l’ICE. Il problema resta l’applicazione pratica di queste norme, perché tracciare la trasmissione dei dati non è semplice. Il Minnesota ha aggiunto un ulteriore livello di trasparenza, rendendo pubbliche le ricerche effettuate tramite ALPR, così che i cittadini possano verificare come la polizia utilizza questi strumenti.
Poi c’è la questione delle approvazioni statali. Il Vermont ha creato un processo di autorizzazione talmente rigoroso che, entro il 2025, nessuna agenzia di polizia dello Stato utilizzava più telecamere ALPR. In Texas, invece, serve una licenza, ma ottenerla sembra relativamente semplice.
Infine, i droni di sorveglianza equipaggiati con telecamere a riconoscimento automatico stanno emergendo come nuova frontiera. Alaska, Idaho, Utah e Texas richiedono un mandato prima di poter utilizzare droni per attività di sorveglianza. Tuttavia, esenzioni e scappatoie legali permettono spesso alle forze dell’ordine locali di aggirare questi obblighi. Un promemoria costante del fatto che le regole possono cambiare, essere indebolite o semplicemente ignorate, e che iniziative di advocacy come il Plate Project dell’Institute of Justice rappresentano uno strumento concreto per chi vuole restare informato e partecipare attivamente alla tutela della propria privacy.