C’era grande attesa per il nuovo gioco a realtà alternata di Sega dedicato a Sonic, ma è bastato leggere le condizioni d’uso per trasformare l’entusiasmo in delusione. Il problema sta tutto in una clausola sull’intelligenza artificiale nascosta tra le righe del regolamento. Per i 35 anni del franchise, l’editore ha pensato bene di usare l’iniziativa anche come occasione per addestrare i propri modelli di AI, e i fan non l’hanno presa affatto bene.
L’idea sulla carta sembrava perfino divertente. I giocatori avrebbero dovuto “recuperare” gli Smeraldi del Caos perduti durante eventi gratuiti sparsi tra Los Angeles, San Diego, Chicago e New York. Partecipando online oppure di persona, ci si poteva mettere in lizza per qualche premio, dalla classica spilla smaltata fino a una scultura firmata Leblon Delienne. Solo che, per giocare, bisognava acconsentire a farsi raccogliere e analizzare i dati per fini legati all’intelligenza artificiale.
Il dettaglio salta fuori soltanto provando a iscriversi alla caccia agli Smeraldi del Caos sul sito ufficiale, controllando i termini di servizio prima di inserire codice postale, data di nascita e altre informazioni personali. A quel punto si scopre che la caccia viene gestita “per conto di SEGA tramite Community”, uno strumento di messaggistica di massa che sfrutta messaggi generati con l’AI. Fornire i propri dati significa dare il consenso “alla raccolta, all’uso e al trattamento delle informazioni per il miglioramento, lo sviluppo e l’addestramento dei nostri modelli e strumenti di intelligenza artificiale”.
Scendendo nei particolari, Community potrebbe usare i dati per “potenziare i nostri modelli AI proprietari”, renderli disponibili a “fornitori terzi” e perfino conservarli “come parte della base di conoscenza del nostro modello AI”. Non esattamente il regalo che ti aspetti per il compleanno di un riccio antropomorfo.
La rabbia dei fan e la linea di Sega sull’AI
Tra i commenti più condivisi c’è chi suggerisce, con sarcasmo, di sostituire il protagonista con il Dr. Eggman, visto quanto a Sega piacciono i bot. Un altro fan, ormai rassegnato, riassume così l’umore generale: “Raccolta dati per l’AI e render vecchi di dieci anni. Che anniversario”. L’ironia non è casuale, perché l’antagonista storico di Sonic the Hedgehog ha sempre puntato sui robot cattivi, e l’idea di una caccia agli Smeraldi pensata per nutrire un’intelligenza artificiale sembra più in linea con i suoi piani che con quelli del riccio blu.
Il punto è che l’AI è ormai parte della normalità in casa Sega. L’azienda non ne fa mistero e considera l’AI generativa “uno strumento di supporto opzionale per gli sviluppatori”, come dichiarato di recente da un portavoce. La stessa Sega si era già attirata critiche all’inizio del mese, quando la pagina Steam di Crazy Taxi: World Tour aveva rivelato l’uso di “strumenti di supporto basati su AI generativa durante lo sviluppo”.
Va detto, a suo parziale merito, che l’editore è quantomeno coerente nel suo approccio cauto alla tecnologia. Già in una conferenza con gli investitori del 2025 i vertici avevano fatto sapere di voler “perseguire miglioramenti di efficienza, anche sfruttando l’AI”, aggiungendo che avrebbero valutato “con attenzione i casi d’uso appropriati, come la semplificazione dei processi di sviluppo”.
Finora Sega sembra essere rimasta fedele a questa linea, usando l’AI generativa come una rifinitura più che come ingrediente principale. Un personaggio veloce come Sonic potrebbe pure apprezzare questo tipo di “ottimizzazione” tecnologica, ma i fan preoccupati per il rapporto ambiguo dell’azienda con l’AI e per accordi poco trasparenti come quello con Community la pensano in modo decisamente diverso.