C’è una voce autorevole che si aggiunge al coro di perplessità intorno alle scelte recenti di Sony, e questa volta a parlare è qualcuno che l’azienda la conosceva dall’interno. Il tema è il ritiro della casa giapponese dal mondo PC, una decisione che ha fatto discutere parecchio e che ora trova un critico d’eccezione in Shawn Layden, ex presidente e CEO di Sony Interactive Entertainment America.
Diciamolo, negli ultimi tempi è complicato affrontare qualsiasi discorso su Sony e sul suo modo di stare nel gaming senza inciampare in qualche polemica. Dopo l’annuncio dell’addio al supporto fisico per i giochi, che ha generato non poche discussioni e altrettante ipotesi su come tamponare la faccenda, ora la palla passa a un altro nodo caldo delle ultime settimane. E stavolta non ci troviamo davanti a un rumor o a un retroscena trapelato chissà come. A mettere il dito nella piaga è proprio Layden, che ha contestato apertamente la direzione presa dall’azienda.
Cosa cambia per i giochi first party
Per chi non avesse seguito gli ultimi sviluppi, la sostanza è questa. Sony ha di fatto confermato che le future esperienze first party resteranno esclusive del mondo console quando si parla di titoli single player. Solo i giochi online, quelli pensati per il multiplayer, avranno il via libera per approdare su altre piattaforme, PC compreso. Una distinzione netta, che segna un cambio di rotta piuttosto evidente rispetto a quanto visto negli anni recenti.
Perché quella parentesi, va detto, era stata interessante. Titoli come God of War, The Last of Us, Horizon, Spider-Man e Ghost of Tsushima avevano trovato spazio anche sui computer, allargando il pubblico e portando le produzioni PlayStation davanti a occhi che magari una console non l’avevano mai comprata. Ora quella finestra sta per chiudersi, e secondo Layden non è affatto una mossa vincente.
Il ragionamento dietro la scelta di Sony sembrerebbe legato a vendite poco esaltanti di questi giochi single player sul mercato PC. Numeri che evidentemente non hanno convinto i vertici. Ma qui arriva l’osservazione più affilata di Layden, che smonta un po’ il presupposto: portare quei giochi su PC, sostiene, non è mai stato pensato principalmente per fare cassa con le vendite dirette. L’obiettivo, insomma, era un altro, e valutare l’operazione solo con il metro degli incassi finisce per raccontare una storia parziale.
Un punto di vista che pesa, considerando da dove arriva. Layden ha vissuto PlayStation da una posizione di comando, ha visto crescere il marchio e conosce bene le logiche che muovono certe decisioni. Sentirlo dire, senza troppi giri di parole, che abbandonare il PC è un errore aggiunge un tassello non da poco a un dibattito che tra appassionati e addetti ai lavori resta acceso.