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Smartphone in Corea del Nord: ecco le differenze
Il controllo linguistico è uno degli elementi più rivelatori del funzionamento di tali dispositivi. L’inserimento di termini ritenuti politicamente inadatti, come il riferimento diretto alla Corea del Sud, genera una sostituzione immediata con espressioni approvate dalle autorità. Oppure una censura integrale tramite asterischi. Non si tratta solo di un filtro, ma di una riscrittura sistematica del linguaggio che delinea i confini del discorso consentito.
La navigazione web risulta solo apparentemente simile a quella convenzionale. Attraverso il browser integrato si accede a una rete chiusa. Si tratta di una sorta di intranet nazionale, dove compaiono esclusivamente contenuti verificati e autorizzati. L’impossibilità di modificare elementi basilari come l’ora o il fuso orario riflette l’intenzione di mantenere un controllo totale sull’esperienza digitale.
Le applicazioni disponibili non sfuggono a questa logica. Calendario, player multimediali e strumenti di base sono stati ricompilati internamente. Mentre una parte delle app si dimostra inattiva o funge da semplice contenitore di materiali approvati. Anche le pellicole internazionali più note appaiono manipolate attraverso un evidente lavoro di taglia e cuci.
Le restrizioni riguardano anche le funzioni di condivisione. Il Bluetooth è bloccato, i file provenienti dall’esterno vengono rimossi in automatico e alcune installazioni richiedono la presenza fisica in un punto vendita autorizzato. I dispositivi non nascono per collegare, ma per isolare. Osservare tali smartphone significa confrontarsi con una delle realtà più radicali. In un mondo in cui la tecnologia è sinonimo di connessione e scambio, il caso nordcoreano ricorda come gli stessi strumenti possano essere modellati per ottenere l’effetto opposto.









