Il nuovo Siri di iOS 27 rappresenta un salto in avanti enorme rispetto alla versione che tutti conoscevamo, ma c’è un motivo se ci ha messo così tanto ad arrivare. A spiegarlo è stato Mike Rockwell, l’uomo che ha preso in mano le redini dell’assistente vocale soltanto lo scorso anno, durante un incontro tecnico riservato alla stampa.
L’occasione è arrivata la settimana scorsa, subito dopo il keynote del WWDC. Apple ha organizzato una sessione tutta dedicata a Siri e ad Apple Intelligence, con la partecipazione di figure di peso come Craig Federighi e Amar Subramanya. E proprio in quel contesto Rockwell ha tolto qualche velo sulle ragioni del ritardo.
Una prima versione che non convinceva
Il punto interessante è che Apple, in realtà, una soluzione l’aveva già pronta. Lo scorso anno il team aveva costruito una prima incarnazione del nuovo assistente, qualcosa di incrementale che si appoggiava al vecchio Siri aggiungendo il cosiddetto tool calling. Funzionava, parole sue. Però non bastava. Non rispecchiava la visione e l’esperienza che l’azienda voleva davvero offrire.
C’era poi un design alternativo sul tavolo, uno che però richiedeva interventi ben più profondi. E qui sta la scelta che ha cambiato tutto. Apple ha deciso di puntare su quella strada, abbandonando la via più comoda. Rockwell lo ha raccontato senza giri di parole, dicendo che hanno smontato Siri fino alle fondamenta e l’hanno ricostruito da zero, letteralmente, sopra i nuovi modelli di cui aveva parlato poco prima Subramanya.
Un assistente ripensato da capo
Il risultato di questo lavoro è un Siri AI decisamente più capace. Ha una sua applicazione dedicata, è nativamente multimodale ed è stato pensato con la privacy al centro fin dalle fondamenta. Non un dettaglio aggiunto in corsa, insomma, ma un principio di partenza.
C’è un altro aspetto che per Apple conta parecchio, ed è la diffusione su tutti i suoi dispositivi. Lo stesso assistente, identico, lo si trova su iPhone, iPad e Mac, ma anche su Apple Watch, Vision Pro, oltre che in CarPlay e negli AirPods. L’idea è quella di garantire un’esperienza comune, senza differenze di comportamento passando da un prodotto all’altro.