La Sindone di Torino continua a far parlare di sé, e questa volta è un’indagine genetica a rimescolare le carte. Uno studio metagenomico senza precedenti ha portato alla luce tracce biologiche rimaste invisibili per secoli tra le fibre del lino, aprendo scenari del tutto nuovi sulla storia della reliquia più studiata e discussa al mondo.
La ricerca, guidata da Gianni Barcaccia dell’Università di Padova, è stata condivisa sulla piattaforma bioRxiv e ha rivelato quello che gli studiosi definiscono un vero e proprio archivio biologico nascosto. Il test del DNA eseguito sulle fibre della Sindone ha restituito informazioni che complicano parecchio la ricostruzione del viaggio che questa reliquia ha compiuto nel corso dei secoli. Non si tratta di un semplice esame di laboratorio, ma di un’analisi capace di leggere le tracce genetiche depositate nel tempo da organismi diversi, compresi microrganismi e materiale umano.
Cosa emerge dalle fibre del lino e perché cambia tutto
Il punto centrale dello studio è proprio questo: la Sindone non è solo un telo di lino con un’immagine impressa. È anche un supporto che ha raccolto, nel corso della sua esistenza, una quantità impressionante di tracce biologiche. L’approccio metagenomico ha permesso di analizzare tutto il materiale genetico presente senza doverlo attribuire a priori a una singola specie. Questo tipo di analisi è particolarmente potente perché non cerca qualcosa di specifico, ma raccoglie tutto ciò che trova, lasciando poi ai ricercatori il compito di interpretare i risultati.
Quello che è emerso dal test del DNA sulla Sindone scuote le certezze di chi pensava di avere risposte definitive. Le tracce trovate tra le fibre suggeriscono contatti con ambienti geografici e biologici diversi, rendendo la storia della reliquia ancora più intricata di quanto si immaginasse. Il lavoro di Barcaccia e del suo gruppo di ricerca aggiunge un tassello importante, ma allo stesso tempo solleva nuove domande.
La scienza e la Sindone: un rapporto che non si esaurisce
Va detto che la Sindone di Torino non è nuova a questo genere di attenzioni scientifiche. Nel corso degli anni, decine di studi hanno provato a stabilire l’età del telo, la natura dell’immagine impressa, le condizioni di conservazione. Eppure ogni nuova indagine sembra aggiungere complessità piuttosto che semplificare il quadro. Questo studio metagenomico non fa eccezione. Il DNA estratto dalle fibre del lino racconta una storia fatta di passaggi, contatti, ambienti diversi, e lo fa con una precisione che le tecniche precedenti non potevano raggiungere.
La piattaforma bioRxiv, dove lo studio è stato condiviso, ospita ricerche in fase di pre-pubblicazione, il che significa che il lavoro dovrà ancora superare il vaglio della revisione tra pari. Questo è un passaggio fondamentale per confermare la solidità dei risultati. Nel frattempo, però, la comunità scientifica ha già iniziato a discutere delle implicazioni di quanto trovato dal gruppo dell’Università di Padova.