Sarò diretto: ho un cassetto pieno di power bank. Li colleziono quasi involontariamente, tra quelli ricevuti per le recensioni e quelli comprati in aeroporto in preda al panico da batteria scarica. La maggior parte fa il suo lavoro, certo, ma nessuno mi aveva mai fatto venire voglia di portarmelo dietro ogni giorno. Ecco, lo SHARGE HyperTower 170 ha cambiato le carte in tavola. E non me l’aspettavo.
Quando l’ho tirato fuori dalla scatola la prima volta, ero seduto nello studio con Dafne che mi annusava il pacco come fa sempre, del resto, con qualsiasi cosa arrivi dal corriere. La prima impressione? Più compatto di quanto pensassi per un 25.000 mAh, ma con un peso che si fa sentire subito. 665 grammi non sono pochi, diciamolo. Però il fatto che abbia i cavi integrati, un display a colori e la capacità di erogare fino a 170W complessivi mi ha incuriosito abbastanza da volerlo mettere davvero alla prova. Non il solito test da scheda tecnica, intendo: l’ho usato come unica fonte di energia mobile per due settimane, portandolo al campo di tiro, in giro per Roma, e soprattutto sulla scrivania dove il MacBook, l’iPhone e le cuffie combattono per la stessa presa.
Il verdetto? Ci arrivo. Ma anticipo una cosa: se cercate un power bank tascabile da tenere nella giacca, questo non fa per voi. Se invece vi serve un compagno che alimenti davvero tutto notebook compreso senza costringervi a portare un groviglio di cavi, allora la conversazione si fa interessante.
Perché alla fine della fiera il problema dei power bank moderni non è la capacità ce ne sono da 50.000 mAh che pesano come un mattone e ti danno energia per una settimana. Il problema vero è l’esperienza d’uso: quanto è scomodo tirarlo fuori, trovare il cavo giusto, collegarlo, capire se sta caricando veloce o a passo di lumaca. Ed è su questo fronte che l’HyperTower gioca la sua partita più interessante. Su Amazon si trova spesso con coupon sconto che lo portano intorno ai 98€.
Cosa c’è nella scatola
La confezione è minimale, quasi spartana. Una scatola nera con il logo Sharge, senza troppi fronzoli o scritte roboanti. Dentro ci trovi il power bank, un cavo USB-C a USB-C per la ricarica (buona qualità, intrecciato) e un manualetto che finirà dimenticato nel cassetto entro cinque minuti dall’apertura. Niente custodia, niente adattatore da muro. Ecco, su quest’ultimo punto ho qualcosa da dire.
Un prodotto che accetta fino a 100W in ingresso e costa circa 100 euro avrebbe meritato almeno un caricatore base nella dotazione. Capisco la logica molti ce l’hanno già, non inquiniamo, risparmiamo ma quando compri un oggetto pensato per la ricarica ultraveloce, dover comprare a parte il caricatore adeguato lascia un po’ l’amaro in bocca. È un po’ come comprare un’auto sportiva e scoprire che le gomme performance sono optional. Detto questo, la qualità percepita della confezione è buona. Il power bank arriva protetto, niente giochi, niente danni. Funzionale.
Una nota sul cavo incluso: è USB-C a USB-C, intrecciato, con una lunghezza di circa un metro. Buona fattura, flessibile senza essere molle, e i connettori entrano nelle porte con quel «click» rassicurante che ti dice subito che la qualità costruttiva è un gradino sopra i cavi da bancarella. Avrei apprezzato un cavo da 240W per sfruttare al massimo l’ingresso a 100W, ma quello fornito fa comunque il suo lavoro dignitosamente. L’assenza di una custodia o borsetta da trasporto mi ha un po’ deluso il vecchio Shargeek 170 ne aveva una, e per un prodotto da quasi 100 euro non sarebbe stato chiedere la luna.
Design e costruzione
E qui devo fare una premessa. Vengo dal Shargeek 170, il fratello maggiore con la scocca trasparente e il look cyberpunk che faceva girare la testa. Questo modello nuovo è un’altra filosofia. Finitura opaca, linee pulite, niente trasparenze. È meno appariscente? Sì. È più pratico? Anche.
Il corpo è cilindrico Sharge lo paragona a una lattina di bibita, e il confronto dimensionale ci sta. 159,8 x 53,4 x 52,2 millimetri lo rendono maneggevole con una mano sola, anche se la presa non è delle più sicure quando hai le mani sudate (tipo dopo una sessione di arco compound al CUS Roma, per dire). Il materiale è plastica di buona qualità con un tocco leggermente gommato che aiuta il grip senza raccogliere impronte come faceva il modello trasparente. Una scelta intelligente. Non sembra un prodotto economico, ma non urla nemmeno lusso. Sta in quel territorio del «costruito bene, pensato meglio», che per un power bank è esattamente dove vuoi stare.
I due cavi USB-C integrati escono dalla parte superiore. Uno è retrattile tiri, usi, rilasci e rientra con un meccanismo a molla che per ora funziona bene, anche se mi chiedo quanto durerà dopo qualche centinaio di utilizzi. L’altro è un cavetto intrecciato da circa 25 centimetri che funge anche da laccetto per il trasporto. L’idea è furba, l’esecuzione decente. Certo, 25 centimetri non sono tantissimi se vuoi caricare il telefono e tenerlo in mano comodamente, ma per un aggancio rapido bastano e avanzano.
Il pulsante di accensione è integrato nel corpo con un feedback tattile discreto ma chiaro. Una pressione accende il display, una doppia pressione attiva la modalità a bassa corrente. Non c’è rischio di accensioni accidentali nello zaino, il che è un pensiero in meno. Le tre porte USB-C e quella USB-A sono raggruppate sulla parte inferiore, ben spaziate tra loro. Riesco a collegare tre cavi contemporaneamente senza che i connettori si pestino i piedi a vicenda un dettaglio di design che sembra scontato finché non provi un power bank dove le porte sono talmente vicine che il secondo cavo non entra. Qui no, tutto fila liscio.
Specifiche tecniche
| Specifica | Dettaglio |
| Modello | SHARGE HyperTower 170 (X6) |
| Capacità nominale | 25.000 mAh |
| Capacità effettiva | 14.500 mAh (5V/3A, efficienza ≥80%) |
| Uscita massima totale | 170W |
| Uscita singola porta | USB-C Fino a 100W |
| Ingresso massimo | 100W (USB-C) |
| Porte | 3x USB-C + 1x USB-A |
| Cavi integrati | 1x USB-C retrattile (60 cm), 1x USB-C intrecciato (25 cm) |
| Display | 1,3 pollici a colori |
| Celle batteria | 21700, grado automotive |
| Tempo ricarica completa | ~80 minuti (con caricatore 100W) |
| Pass-through | Sì (condizionato: batteria >50%, ingresso >60W) |
| Dimensioni | 159,8 x 53,4 x 52,2 mm |
| Peso | 665 g |
| Colori disponibili | Nero, Bianco |
| Compatibilità aerea | Sì (sotto 100 Wh) |
| Certificazioni | CE, UKCA, FCC, UL, UN38.3, RoHS, PSE |
| Prezzo indicativo | ~99,90 USD / ~90-95€ |
Cosa c’è dentro
Le celle sono 21700 di grado automotive la stessa chimica che trovi nelle batterie dei veicoli elettrici. Non è marketing vuoto: significa cicli di carica più longevi e una gestione termica migliore rispetto alle classiche 18650 che ancora equipaggiano la maggior parte dei power bank sul mercato. Sharge dichiara un’efficienza di conversione dell’80% o superiore, e nei miei test il dato mi è sembrato realistico. Dai 25.000 mAh nominali, la capacità effettiva a 5V/3A si attesta sui 14.500 mAh dichiarati nessuna sorpresa, è la fisica della conversione di tensione.
Il sistema di dissipazione termica è a doppio strato, con una struttura in lega di alluminio che lavora insieme a materiali ad alta conducibilità. Nei fatti, durante la ricarica a potenze elevate il corpo si scalda, eccome ma mai in maniera preoccupante. Dopo una sessione di carica a 100W del MacBook, la temperatura esterna restava sotto quella di una tazza di tè tiepido. Accettabile. Il telaio interno è progettato con un sistema a incastro che, secondo Sharge, migliora la resistenza agli urti e alle cadute. Non l’ho testato lanciandolo per terra, ovviamente, ma la struttura trasmette solidità quando lo maneggi. Non scricchiola, non flette. Bene così.
Le quattro porte tre USB-C e una USB-A sono distribuite su un’unica faccia del prodotto. Tutte e tre le USB-C accettano anche l’ingresso, il che significa che puoi ricaricare il power bank da qualsiasi porta Type-C. Un dettaglio che sembra minore ma che nella pratica è comodissimo: non devi ricordarti quale porta è quella «giusta» per la ricarica, le va bene tutte. La porta USB-A eroga fino a un massimo ragionevole per gli standard attuali, e la uso principalmente per i dispositivi più vecchi o per gli auricolari che hanno ancora il cavo USB-A. Sì, nel 2026 ce ne sono ancora.
Prestazioni e test di carica
Ok, arriviamo al dunque. La parte che probabilmente vi interessa di più e che a me ha richiesto due settimane di test metodici con diversi dispositivi. Ho voluto verificare i numeri di Sharge con il mio setup quotidiano, non con strumenti da laboratorio ma con i dispositivi che uso davvero ogni giorno. Ecco cosa ho scoperto.
Smartphone: iPhone e Android
Partiamo dall’iPhone 15 Pro. Collegato con il cavo retrattile integrato, il display del power bank ha mostrato subito un’erogazione di circa 27W il massimo che l’iPhone accetta via cavo. Dallo 0% al 50% ci ho messo 28 minuti, che è esattamente in linea con un caricatore da muro dedicato. Nessuna differenza percepibile. Dallo 0% al 100% sono serviti poco più di un’ora e quaranta. Il fatto che il cavo integrato funzioni senza problemi di negoziazione del protocollo è un dettaglio che sembra banale, ma chiunque abbia mai avuto cavi che «non ricaricano veloce» sa quanto conti.
Ho provato anche con un Samsung Galaxy S24 Ultra di un collega. Qui il discorso cambia: lo smartphone ha negoziato una ricarica a circa 25W tramite PD, non i 45W massimi che accetterebbe con un caricatore Samsung dedicato. Il limite è nel protocollo il power bank supporta USB PD ma non il proprietary Samsung Super Fast Charging 2.0. È un compromesso che vale la pena conoscere: la ricarica è comunque rapida, ma non ai livelli massimi che il telefono potrebbe raggiungere.
E con il mio vecchio Pixel? Nessun problema. Ricarica a 18W stabile, senza disconnessioni o cali. Ho caricato tre smartphone in sequenza partendo dal 100% del power bank: iPhone dallo 0 al 100%, Galaxy dal 15% all’89%, e il Pixel dal 30% al 100%. Mi restava ancora circa il 18% di carica residua. Tre ricariche abbondanti da un singolo ciclo. Mica male.
MacBook e notebook
Qui la musica si fa seria. Ho collegato il MacBook Air M2 tramite la porta USB-C del power bank non il cavo integrato, che per il notebook preferivo usare un cavo esterno più lungo. Il display ha mostrato un’erogazione stabile intorno ai 60-65W con la porta singola, sufficienti a ricaricare il MacBook anche durante l’uso leggero (navigazione, documenti, qualche tab di troppo su Chrome). Dallo 0% al 50% del MacBook ci ho messo circa 45 minuti, e la ricarica completa ha richiesto poco meno di due ore.
Attenzione: il power bank non ha ricariato completamente il MacBook Air partendo dal 100% della sua batteria. Sono arrivato a circa l’85% del notebook prima che si spegnesse. Il dato è coerente con la capacità effettiva 14.500 mAh reali non bastano per una ricarica completa di un notebook, ma ti danno quelle ore extra che in aeroporto o in treno fanno la differenza tra finire il lavoro e restare con le mani in mano. E devo dire che per il mio uso scrivere articoli, rispondere alle email, gestire il CMS di TecnoAndroid quelle ore bastano quasi sempre.
Ho tentato anche con un notebook Windows da lavoro, un Dell con caricatore da 65W. Funziona, ma il power bank si svuota sensibilmente più in fretta in circa un’ora e un quarto ero già sotto il 20%. Per un portatile più assetato, tipo un MacBook Pro 16 pollici, il discorso si complica ulteriormente: riesce ad alimentarlo, sì, ma la capacità si esaurisce troppo rapidamente per essere davvero pratico. Il target ideale resta l’ultrabook.
iPad e tablet
Con l’iPad Pro M2 la ricarica è andata liscia. Circa 30W erogati, dallo 0 al 50% in una quarantina di minuti. La cosa comoda è che puoi usare il cavo retrattile: la lunghezza basta per tenere il tablet appoggiato accanto al power bank, e il cavo non intralcia. Niente di eclatante da segnalare, che poi è il miglior complimento possibile funziona e basta, senza sorprese.
Ho provato anche con un iPad mini per curiosità. Stesso discorso: ricarica fluida, nessuna negoziazione problematica, circa 20W erogati. Il power bank ha portato l’iPad mini dal 10% al 100% consumando circa il 22% della propria capacità. Un rapporto più che ragionevole.
Ricarica simultanea di più dispositivi
La domanda vera è: come si comporta quando gli chiedi di alimentare tutto insieme? Ho fatto una prova che rispecchia il mio scenario tipico da giornata fuori casa: MacBook Air collegato a una porta USB-C esterna, iPhone al cavo retrattile, auricolari wireless alla porta USB-A. Tre dispositivi, tre porte occupate.
Il display e qui torna utilissimo ha mostrato la distribuzione di potenza in tempo reale: circa 45W al MacBook, 20W all’iPhone, 5W agli auricolari. 70W totali, ben sotto il massimo di 170W ma assolutamente coerenti con le esigenze dei dispositivi collegati. La distribuzione è dinamica: quando l’iPhone ha raggiunto l’80% e ha rallentato la ricarica, il power bank ha spostato automaticamente qualche watt in più verso il MacBook. Intelligente, e senza che io dovessi fare nulla.
Col MacBook e un secondo smartphone collegati contemporaneamente (due porte USB-C), il totale erogato è salito a circa 85W. In questo scenario il power bank si è scaricato completamente in circa un’ora e venti. Non tantissimo, ma è la matematica: più dispositivi affamati di watt, meno durata. La cosa importante è che non ha mai dato segni di instabilità o surriscaldamento eccessivo.
Tempo di ricarica del power bank stesso
Qui c’è una bella sorpresa. Con un caricatore GaN da 100W (comprato a parte, ricordate nella scatola non c’è), il power bank si ricarica dallo 0% al 100% in circa 80 minuti. Ottanta minuti per 25.000 mAh. Ho cronometrato più volte e il dato è costante. Rispetto ai power bank da 25.000 mAh che caricano a 18-30W e richiedono quattro o cinque ore, il salto è enorme. Sembra una di quelle cose di poco conto finché non ti trovi a dover ripartire e sai che in un’ora il power bank è pronto. Cambia proprio l’approccio mentale alla ricarica.
Con un caricatore da 65W il tempo sale a circa due ore, comunque più che accettabile. Con il caricatorino da 20W dell’iPhone? Lascia perdere, ci metti tutta la notte.
Un piccolo test che ho fatto per sfizio: ho misurato la ricarica usando il Pixel 140 GaN di Sharge stessa, il caricatore da muro che vendono spesso in bundle. L’accoppiata funziona benissimo la potenza negoziata è stata di 95-98W costanti per la maggior parte della ricarica, con un rallentamento fisiologico sopra l’80% di carica. Il display del power bank mostrava la potenza in ingresso in tempo reale, il che rendeva il tutto quasi ipnotico. Sì, mi sono seduto a guardare i numeri salire per dieci minuti. Giudicatemi.
Due settimane di uso reale
La scheda tecnica racconta una storia. L’uso quotidiano ne racconta un’altra, spesso più interessante. Ho portato questo power bank ovunque per quindici giorni, e alcune cose le ho scoperte solo vivendoci insieme.
La prima: il display a colori da 1,3 pollici non è un vezzo estetico. All’inizio pensavo fosse il classico fronzolo da marketing, tipo i LED RGB sulle periferiche gaming bello da vedere, inutile nei fatti. Mi sbagliavo. Vedere in tempo reale la percentuale di batteria, i watt erogati per ogni porta e la temperatura interna è diventato un vizio. Ti dà un controllo sulla situazione che con i classici quattro LED non avresti mai. Sai esattamente quanta autonomia ti resta e quanto stai erogando. Informazione, non decorazione.
La seconda scoperta riguarda i cavi integrati. Il retrattile è comodissimo per le ricariche rapide dello smartphone lo tiri, colleghi, e quando hai finito rientra da solo. Ma dopo una settimana ho notato che il meccanismo a molla a volte non retrae completamente il cavo, lasciando un paio di centimetri fuori. Niente di grave, basta un colpetto, però segnala che il meccanismo potrebbe essere il primo componente a dare problemi nel lungo periodo. Il cavo-laccetto da 25 centimetri, invece, l’ho usato meno troppo corto per essere pratico nella maggior parte delle situazioni, troppo lungo per essere un vero laccetto da polso. È un compromesso che non mi ha convinto del tutto.
Terza cosa e questa è una confessione: ho iniziato ad usare il power bank anche a casa, sulla scrivania, come hub di ricarica improvvisato. Con tre porte USB-C e una USB-A, colleghi tutto e non pensi più a niente. Poi la sera lo ricarichi in un’ora e mezza e il giorno dopo ripeti. Probabilmente non è l’uso per cui è stato progettato, ma funziona sorprendentemente bene. Anubi si è anche abituato a quel leggerissimo ronzio che emette durante la ricarica a piena potenza non fastidioso, ma percepibile in una stanza silenziosa.
Una sera, tornando da una sessione di arco al CUS Roma, ho realizzato di avere il power bank nello zaino con ancora il 60% di carica dopo aver alimentato lo smartphone per metà giornata. Quei 665 grammi in più li senti nel peso, certo, soprattutto se lo zaino ha già l’arco e gli accessori. Ma la sicurezza di avere un serbatoio energetico sempre disponibile compensa la fatica extra. È questione di priorità.
Un altro scenario che ho testato: giornata di lavoro fuori sede con il portatile. Mi sono seduto in un bar vicino a Piazza Bologna, ho ordinato un caffè e ho tirato fuori MacBook e power bank. Due ore e mezza di lavoro tra articoli, email e qualche telefonata. Il MacBook ha usato circa il 40% della batteria del power bank, l’iPhone un altro 15% tra notifiche e chiamate. Sono uscito dal bar con il 45% residuo e la certezza di arrivare a sera senza problemi. È esattamente il tipo di tranquillità che cerchi quando lavori in mobilità sapere che non sarai costretto a cercare una presa come un naufrago cerca la terra ferma.
Ultima nota di campo: la modalità a bassa corrente l’ho usata soprattutto per lo smartwatch, caricandolo di notte accanto al letto. Il power bank non fa rumore quando eroga poca corrente, il display si spegne dopo pochi secondi, e al mattino trovavo l’orologio al 100% e il power bank che aveva perso forse il 5-6%. Per quel tipo di uso è perfetto, quasi più comodo di un caricatore da muro dedicato perché non devi occupare una presa.
Approfondimenti
Il display: informazione o vanità?
Ne ho già parlato, ma vale la pena approfondire. Lo schermo da 1,3 pollici mostra percentuale batteria, wattaggio in uscita per ciascuna porta, temperatura e numero di cicli di carica. L’interfaccia è semplice nessun menu, nessun tocco, solo informazioni a scorrimento. I colori sono vivaci e leggibili anche sotto la luce diretta del sole, il che per un display così piccolo non è scontato. In condizioni di scarsa luminosità non acceca perché la luminosità si adatta automaticamente. Un dettaglio che ho apprezzato molto: quando il power bank è in standby il display si spegne da solo dopo qualche secondo, senza consumare batteria inutilmente.
Sicurezza e certificazioni
Su questo punto devo fidarmi in buona parte dei dati del produttore, perché non ho un laboratorio per verificare la resistenza al cortocircuito o la protezione da sovracorrente. Quello che posso dire è che il prodotto ha le certificazioni CE, UKCA, FCC, UL, UN38.3, RoHS e PSE praticamente tutto l’alfabeto della sicurezza elettrica internazionale. Nei miei quindici giorni di utilizzo non ho mai avuto comportamenti anomali: niente disconnessioni improvvise, niente odori strani, niente scaldamento fuori norma.
Un episodio che mi ha rassicurato: una volta ho collegato per errore un vecchio cavo USB-A di dubbia qualità che aveva il connettore leggermente storto. Il power bank ha rilevato qualcosa che non andava e non ha erogato corrente, mostrando sul display un’icona di errore. Appena ho sostituito il cavo, tutto è ripartito normalmente. Non so se sia protezione da cortocircuito o semplice rilevamento di contatto insufficiente, ma mi ha dato la sensazione di un prodotto che sa cosa fa e non si limita a buttare corrente fuori dalle porte sperando per il meglio. A conti fatti, è una delle poche volte in cui mi sono sentito davvero sicuro a lasciare un power bank collegato al notebook incustodito mentre andavo a fare un caffè.
Distribuzione intelligente della potenza
Il sistema di power management è probabilmente la caratteristica tecnicamente più interessante dell’intero prodotto. Il power bank rileva automaticamente quanti dispositivi sono collegati e quanta potenza ciascuno richiede, poi distribuisce i watt di conseguenza. Se colleghi un solo dispositivo, può erogare fino a 100W da una singola porta USB-C. Due dispositivi? Fino a 165W combinati. Tre o quattro? Si arriva comunque a 165-170W totali, con una ripartizione dinamica che cambia in tempo reale.
Nella pratica funziona bene, anche se non è perfetto. Ho notato che quando colleghi un dispositivo a bassa potenza insieme a uno ad alta potenza, a volte passa qualche secondo prima che il sistema ribilanci la distribuzione. Niente di problematico, ma se state guardando il display vedrete i numeri ballare per un attimo prima di stabilizzarsi. Una cosa che avrei voluto: la possibilità di bloccare manualmente l’allocazione di potenza su una porta specifica. Ma forse è chiedere troppo a un power bank.
Pass-through: funziona, con riserve
La ricarica pass-through ovvero usare il power bank mentre lo stai ricaricando è supportata, ma con condizioni precise. La batteria deve essere sopra il 50% e l’ingresso deve superare i 60W. Quando queste condizioni sono soddisfatte, puoi caricare fino a 45W in uscita singola o 22,5W + 22,5W in doppia uscita. Non è la modalità pass-through più generosa che abbia mai visto, ma almeno c’è e funziona in modo stabile. Per chi lavora alla scrivania e vuole mantenere il power bank sempre carico mentre alimenta lo smartphone, è un’opzione valida.
Portabilità e uso in viaggio
Partiamo dal dato più importante per chi viaggia: è consentito in aereo. Con una capacità sotto i 100 Wh, rientra nei limiti di TSA, FAA e EASA per il bagaglio a mano. Bene. I 665 grammi si sentono nello zaino ma non nella borsa a tracolla o meglio, si sentono eccome, ma non al punto da diventare un problema. La forma cilindrica lo rende facile da infilare in una tasca laterale dello zaino o in un organizer da viaggio. Non entra nella tasca dei jeans, ovviamente, ma in un giubbotto invernale con tasca interna sì.
Quello che mi ha colpito è quanto sia pratico non dover pensare ai cavi. In aeroporto, in treno, al bar: tiri fuori il power bank, srotoli il cavo retrattile, colleghi il telefono. Fine. Sembra poco, ma dopo anni passati a districare cavi nel fondo della borsa, la comodità di avere tutto integrato è una di quelle cose che una volta provate non vuoi più abbandonare. Ci metterei la firma.
Per i viaggi in treno che faccio spesso, Roma-Milano e ritorno per eventi e fiere il formato cilindrico si infila perfettamente nel portabicchiere del sedile. Non sto scherzando: ci sta come se fosse stato progettato apposta. Tiri fuori il cavo retrattile, lo colleghi al telefono appoggiato sul tavolino, e hai la postazione di ricarica più comoda del treno. Ho fatto questo setup almeno quattro volte nelle due settimane di test e ogni volta mi sono sentito un genio del minimalismo tech. Poi certo, se il posto accanto è occupato e il vicino vede questo cilindro nero con un display luminoso, ti chiede cosa sia. E tu glielo spieghi. E lui vuole sapere il prezzo. È un ciclo.
Qualità dei cavi integrati
Devo spendere due parole in più sui cavi perché non sono tutti uguali. Il cavo retrattile supporta ricariche fino a un certo wattaggio nei miei test ha negoziato senza problemi fino a 60W, anche se non ho potuto verificare se arrivi a 100W. Per lo smartphone va benissimo, per il notebook è meglio usare un cavo esterno di qualità certificata. Il meccanismo retrattile è soddisfacente: il cavo rientra con una trazione fluida e si blocca nella posizione raccolta. Dopo due settimane di uso quotidiano nessun segno di usura, ma il dubbio sulla longevità resta.
Il cavo-laccetto è più robusto, intrecciato, e serve anche come accessorio per appendere il power bank o portarlo al polso. L’idea è carina, ma 25 centimetri sono pochi per un uso pratico quotidiano. Finisce che lo usi principalmente come cordino di sicurezza quando il power bank è nello zaino, non come cavo di ricarica primario. Mah, poteva essere più lungo.
Gestione termica sotto stress
Ho voluto spingere il prodotto fino al limite per capire come gestisce il calore nelle condizioni peggiori. Scenario: MacBook Air in ricarica a 65W più iPhone a 27W, ambiente a circa 28 gradi (Roma in primavera, studio senza aria condizionata). Dopo venti minuti la superficie esterna era calda al tatto ma assolutamente gestibile direi intorno ai 40-42 gradi, niente che faccia ritirare la mano. Il display mostrava una temperatura interna di 45 gradi, ben al di sotto dei limiti di sicurezza.
Cosa importante: non ho mai rilevato throttling della potenza per surriscaldamento durante i miei test. Il power bank ha mantenuto l’erogazione stabile anche a temperature ambientali elevate, il che suggerisce che il sistema di dissipazione a doppio strato fa il suo lavoro. Ovviamente non l’ho testato a 40 gradi in piena estate, quindi il discorso potrebbe cambiare nei mesi più caldi.
Confronto con il Shargeek 170
Essendo della stessa famiglia, il confronto è inevitabile. Il Shargeek 170 (il modello precedente con scocca trasparente) ha 24.000 mAh, accetta fino a 140W in ingresso, ha protezione IP66 e il design cyberpunk che tanto piaceva. L’HyperTower ha 25.000 mAh, accetta 100W in ingresso, ha i cavi integrati e quattro porte invece di tre. Ma non ha la certificazione IP. Chi vince? Dipende da cosa cerchi. Se ti serve la resistenza all’acqua e il look appariscente, il Shargeek resta imbattuto. Se vuoi praticità pura cavi sempre pronti, una porta in più, form factor più sobrio l’HyperTower è il passo avanti. Io? Dopo due settimane, ho relegato il Shargeek nel cassetto. I cavi integrati cambiano l’esperienza d’uso più di quanto mi aspettassi.
Funzionalità aggiuntive
La modalità a bassa corrente merita una menzione. Attivabile con una doppia pressione del pulsante, permette di caricare dispositivi che assorbono poca energia auricolari, smartwatch, braccialetti fitness senza che il power bank si spenga automaticamente pensando che non ci sia nulla collegato. Funziona? Sì. L’ho usata per caricare le mie cuffie wireless senza problemi, mentre con la modalità normale il power bank si spegneva dopo pochi minuti credendo di non avere carico. È una di quelle funzioni che non ti sembra importante finché non ne hai bisogno, e a quel punto ringrazi che ci sia.
C’è poi il supporto ai protocolli di ricarica rapida: USB Power Delivery fino a 100W, Quick Charge, e stando alle specifiche della versione cinese anche compatibilità con i protocolli proprietari Xiaomi fino a 120W. Su quest’ultimo punto non ho potuto verificare personalmente, non avendo uno Xiaomi sotto mano, quindi lo riporto con la dovuta cautela.
Pregi e difetti
Pregi
- Cavi USB-C integrati: una volta provata la comodità del retrattile, non si torna indietro. Eliminano il problema del cavo dimenticato a casa
- Ricarica del power bank in ~80 minuti con caricatore 100W: velocità che cambia radicalmente l’esperienza d’uso quotidiana
- Display a colori informativo: mostra watt, percentuale, temperatura e cicli. Utile davvero, non solo estetico
- Quattro porte con distribuzione dinamica della potenza: collega tutto senza pensieri
- Costruzione solida con celle automotive-grade 21700: sensazione di prodotto duraturo
Difetti
- Nessun caricatore incluso nella confezione: per sfruttare la ricarica a 100W serve un GaN acquistato a parte
- 665 grammi non sono pochi: si sentono nello zaino, soprattutto a fine giornata
- Cavo-laccetto da 25 cm troppo corto per uso pratico come cavo di ricarica: finisce per essere solo un cordino
- Nessuna protezione IP: il Shargeek 170 aveva l’IP66, qui si è persa per strada
- Pass-through limitato a batteria >50% e ingresso >60W: condizioni restrittive per un uso da scrivania continuativo
Prezzo e posizionamento
Il prezzo di listino sul sito ufficiale Sharge è di 85 euro. Su Amazon si trova spesso con coupon sconto che lo portano intorno ai 98€. Non è un power bank economico, ma non lo definirei nemmeno caro per quello che offre. Il mercato dei 25.000 mAh con uscita superiore ai 100W si muove in questa fascia l’Anker 737 costa cifre simili, il UGREEN Nexode da 25.000 mAh e 145W pure.
Quello che cambia l’equazione sono i cavi integrati e il display a colori. Se doveste comprare separatamente un power bank da 25.000 mAh, due cavi USB-C di buona qualità e un caricatore da 100W (che in ogni caso vi serve), il totale sarebbe probabilmente superiore. In questo senso, il rapporto prezzo-dotazione è favorevole. Chi cerca qualcosa di più economico dovrà scendere a compromessi sulla potenza massima in uscita o sulla velocità di ricarica del power bank stesso. Chi vuole spendere di più troverà alternative con capacità maggiore tipo l’UGREEN da 48.000 mAh e 300W ma a dimensioni e peso decisamente diversi. Il posizionamento dell’HyperTower è chiaro: massima praticità nel formato più compatto possibile per un 25K da 170W.
Il verdetto
Dopo due settimane con questo power bank, ho capito una cosa: non è il più potente del mercato, non è il più leggero, non è il più economico. Ma è probabilmente il più pratico che abbia mai usato. E la praticità, alla lunga, batte qualsiasi specifica sulla carta.
Un consiglio pratico: se decidete di prenderlo, valutate seriamente il bundle che Sharge vende con il caricatore GaN Pixel 140 e il cavo da 240W. Costa qualcosa in più ma vi evita la ricerca separata di un caricatore adeguato, e l’accoppiata è ottimizzata per spremere il massimo dalla ricarica rapida. Altrimenti, qualsiasi caricatore USB-C PD da almeno 65W andrà bene semplicemente non sfrutterete la velocità massima in ingresso.
Lo consiglio a chi viaggia per lavoro e ha bisogno di alimentare notebook e smartphone senza trasformare lo zaino in un groviglio di cavi. A chi passa giornate fuori casa e vuole un unico dispositivo che copra ogni esigenza energetica. A chi, come me, è stanco di cercare il cavo giusto nel fondo della borsa ogni volta.
Lo sconsiglio a chi cerca un power bank tascabile da portare nella giacca troppo pesante e troppo grande per quello. A chi ha bisogno di resistenza all’acqua il Shargeek 170 resta la scelta migliore in quel caso. E a chi usa principalmente smartphone con ricarica proprietaria ultra-veloce (tipo OPPO o OnePlus sopra i 65W) e vuole sfruttare al massimo quei protocolli qui il limite è il PD a 100W, che per la maggior parte degli utenti è più che sufficiente, ma non copre tutto.
Stavo per scrivere che è il miglior power bank sul mercato. Ma ripensandoci, sarebbe una semplificazione eccessiva. È il miglior power bank per chi ha le mie esigenze: lavoro mobile, dispositivi Apple e Android da gestire, necessità di caricare il notebook senza portarsi dietro il caricatore da muro per mezza giornata. Per altri profili d’uso il runner leggero, il campeggiatore estremo, il fotografo sotto la pioggia ci sono scelte più adatte.
La frase che mi è venuta in mente stamattina, riponendolo nello zaino prima di uscire, è stata questa: finalmente un power bank che uso davvero tutti i giorni, non solo quando so che ne avrò bisogno. E forse è il complimento migliore che possa fare a un prodotto di questa categoria.
Magari tra qualche mese cambierò idea il meccanismo retrattile potrebbe cedere, la capacità potrebbe degradarsi, o potrebbe uscire qualcosa di ancora più furbo. Ma oggi, qui e ora, con il power bank nello zaino e la batteria del MacBook che mi sorride dal display, non ho nessuna voglia di tornare indietro. E quando un prodotto ti fa sentire così dopo quindici giorni di uso intensivo, qualcosa di giusto l’ha fatto. Eccome.







