Il prossimo volo di prova di Starship, la navicella di SpaceX abbinata al booster Super Heavy, potrebbe decollare già giovedì, e per gran parte della missione, che durerà circa un’ora, assomiglierà parecchio al lancio dello scorso maggio. Ma qualche differenza importante c’è, e non è roba da poco. La finestra di lancio si apre alle 22:45 ora italiana di giovedì, e stavolta nel vano di carico ci saranno veri satelliti Starlink funzionanti, non più i simulatori usati in passato per replicare massa e dimensioni della nuova generazione di satelliti a banda larga.
Si tratta del tredicesimo volo su scala reale della navicella e del secondo con la versione più recente di Starship. I tecnici hanno sistemato 20 satelliti Starlink V3 dentro il deployer, un sistema di pulegge e cavi pensato per espellere lo stack un satellite alla volta attraverso un’apertura laterale del veicolo. Questi satelliti non entreranno nella rete operativa, però gli ingegneri proveranno a stabilire brevi collegamenti laser con altri veicoli in orbita bassa. Se funziona, si conferma la compatibilità dei Starlink V3 con la generazione precedente.
Come in tutti i test precedenti, il razzo alto oltre 120 metri seguirà una lunga traiettoria suborbitale che lo porterà a mezzo giro del mondo, dalla base di Starbase in Texas fino a un punto stabilito nell’Oceano Indiano. La navicella punterà a un ammaraggio controllato a nordovest dell’Australia, mentre i satelliti bruceranno durante il rientro. Alcuni dei Starlink V3, sei per la precisione, monteranno telecamere per riprendere lo scudo termico della navicella e trasmettere le immagini a terra, così i team potranno continuare a studiare i metodi per valutare la prontezza dello scudo in vista di futuri rientri alla base di lancio. Le riprese avverranno di notte, esattamente come nel volo di maggio.
Cosa era andato storto e le lezioni imparate
Prima di sognare orbite, Luna e Marte, SpaceX deve portare Starship in orbita bassa. Un volo quasi perfetto giovedì metterebbe l’azienda a un passo da un lancio orbitale vero e proprio, che aprirebbe la strada a traguardi importanti come i lanci di satelliti veri, le prove di rifornimento in orbita e il primo ritorno della navicella a Starbase per il riutilizzo. Il motivo per cui stavolta non si tenta il volo orbitale è legato a un obiettivo mancato a maggio: la navicella doveva riaccendere uno dei sei motori Raptor per una breve accensione nello spazio, ma quel test è saltato perché un motore si era spento in anticipo durante la sequenza di lancio.
Il resto di quel volo era filato liscio, con un ammaraggio preciso nell’Oceano Indiano. Era il debutto di Starship V3 con i nuovi Raptor più potenti. Prima di procedere però serve fiducia sulla capacità del motore di riaccendersi nel vuoto, perché nel peggiore dei casi un fallimento lascerebbe il veicolo bloccato in orbita, con un rientro incontrollato che diventa un rischio per la sicurezza pubblica. Il piano di questa settimana include proprio quel riavvio rimasto in sospeso. SpaceX ha spiegato che diverse modifiche hardware e operative sono state fatte per affrontare le cause interconnesse, con altri miglioramenti previsti nelle prossime versioni del motore.
Altre prove non andate come ci si aspettava
Anche il Super Heavy aveva avuto problemi: al momento della separazione lievi differenze nell’avvio dei motori della navicella avevano fatto ruotare il booster con circa 90 gradi di scarto. Cinque dei suoi 33 motori avevano poi avuto guai durante la riaccensione, chiudendo in anticipo il boostback burn. Su questo volo il booster ha modifiche hardware per migliorare l’affidabilità della riaccensione.
Non manca l’ennesima prova sullo scudo termico, che resta la sfida più ostica del programma. Migliaia di piastrelle di ceramica devono proteggere la navicella non una volta sola, ma reggere il calore estremo del rientro più volte senza dover essere sostituite. Come aveva detto Musk a febbraio, nessuno ha mai realizzato uno scudo termico orbitale riutilizzabile. Su questo volo verranno testate piastrelle modificate e nuovi sistemi di fissaggio, oltre a piastrelle con sensori di carico per misurare le sollecitazioni durante una salita con pressione dinamica più alta rispetto al passato, in cambio di una maggiore capacità di carico verso l’orbita.