Scontrini e POS allineati hanno fatto emergere oltre 5 miliardi di euro di imponibile che, l’anno scorso nello stesso periodo, semplicemente non comparivano nelle statistiche. La tracciabilità dei pagamenti elettronici si sta rivelando una vera manna dal cielo per le casse pubbliche, e i numeri raccolti nei primi cinque mesi di applicazione dell’obbligo di allineamento parlano abbastanza chiaro. Resta una domanda sul tavolo: magia contabile o tanta evasione in meno?
I numeri che fanno emergere il sommerso
Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Vincenzo Carbone, ha messo nero su bianco una cifra che fa riflettere: 115 milioni di scontrini in più nel confronto anno su anno. Tradotto in termini economici, parliamo di 5,3 miliardi di euro di imponibile spuntati dove prima non c’era nulla. E qui entra in gioco il calcolo dell’IVA. Ipotizzando un’aliquota media intorno al 18%, perché il 22% non si applica a tutte le categorie merceologiche (basti pensare alla panetteria, tassata al 4%), per lo Stato si tratta di circa un miliardo di euro pronti da reimmettere nel sistema Paese.
Un gettito extra a costo praticamente zero. Soldi che prima circolavano senza lasciare traccia e che adesso, con la sola misura dell’allineamento tra scontrini e POS, emergono dal nulla. È lotta all’evasione nella sua forma più pura, senza nuove tasse né rincari per nessuno. Il viceministro all’Economia Maurizio Leo non ha nascosto la soddisfazione, parlando di risultati molto significativi.
Un tesoretto che può crescere ancora
A questo ritmo, il tesoretto potrebbe superare i 2 miliardi di euro entro la fine dell’anno. E non finisce qui. Perché l’emerso di oggi diventerà reddito per qualcuno, e su quel reddito andranno pagate le imposte dirette già il prossimo anno. Insomma, anche nel 2027 le casse pubbliche potrebbero avere buone ragioni per sorridere, con un effetto a catena che si trascina nel tempo.
C’è un confronto che rende l’idea meglio di tante parole. Mettendo a paragone maggio 2025 con maggio 2026, gli scontrini in più sono oltre 10 milioni. Davanti a un dato del genere le ipotesi sono sostanzialmente due: o c’è stato un improvviso boom economico in questi primi mesi dell’anno, oppure, molto più realisticamente, c’è semplicemente tanta evasione in meno.
La logica dietro il meccanismo è quasi banale nella sua efficacia. Quando il pagamento elettronico al POS deve combaciare con lo scontrino emesso, lo spazio per far sparire una transazione si riduce drasticamente. Non si tratta di controlli a tappeto né di blitz a sorpresa, ma di un semplice incrocio di dati che chiude le porte a chi finora aveva trovato il modo di lasciare quei soldi fuori dai radar del fisco.
I 5 miliardi di imponibile recuperati nei primi cinque mesi raccontano una storia che va oltre la singola cifra. Raccontano quanto sommerso esistesse, e quanto bastasse poco per farlo tornare alla luce. La tracciabilità non ha bisogno di grandi proclami: lavora silenziosamente, mese dopo mese, e i risultati si vedono già nelle prime rilevazioni dell’anno.