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Su Lanzarote, un’isola dove l’acqua è sempre stata un bene raro, gli archeologi stanno ricostruendo come riuscì a sopravvivere San Marcial de Rubicón, la prima città fondata dagli europei alle Canarie. Era il 1402 quando due nobili avventurieri francesi, Jean de Béthencourt e Gadifer de La Salle, sbarcarono alla foce del burrone di Los Pozos con l’idea di conquistare, evangelizzare e colonizzare l’arcipelago. All’epoca quel luogo aveva un altro nome. Decisero di restare e le cose andarono bene, tanto che due anni più tardi una bolla papale trasformò l’insediamento in città e diocesi. Circa 80 anni dopo gli abitanti lo abbandonarono per spostarsi a Teguise, in fuga dalle continue incursioni dei pirati. L’archeologo Miguel Ángel Hervás la mette in modo semplice: ci fu una sola occupazione, quella del Quattrocento.
A ottobre si è chiusa la settima campagna del Progetto Rubicón, nel comune di Yaiza, con il ritrovamento di due pozzi finora sconosciuti, una terza struttura collegata all’acqua, un deposito di calce e una possibile piazza d’accesso alla chiesa. Detto così sembra poco, eppure sono proprio questi gli ingranaggi logistici di un centro abitato rimasto in vita per decenni. Le ricerche sono guidate dalle università di Las Palmas de Gran Canaria e di La Laguna insieme al Governo delle Canarie e al Comune. Il direttore generale della Cultura e del Patrimonio Culturale Miguel Ángel Clavijo e l’assessora al Patrimonio di Yaiza Silvia Santana sono andati di persona a vedere come una piccola comunità affrontò la vita senza fiumi e quasi senza risorse.
San Marcial de Rubicón: l’acqua come chiave di tutto
Lanzarote non ha corsi d’acqua né sorgenti abbondanti. Secondo la cronaca Le Canarien, quel punto della costa offriva un porto naturale, acqua dolce e un terreno facile da fortificare. La codirettrice María del Cristo González ritiene che i franconormanni scelsero proprio questo approdo perché sapevano di trovarci acqua. Il pozzo di San Marcial, il più conosciuto, è stato studiato a fondo in un articolo del 2022. Le volte furono costruite su una centina di legno, i conci vennero legati con malta di calce e sabbia e fu persino prevista una rampa per gli animali da soma.
Per anni questi pozzi hanno alimentato un acceso dibattito sulle loro origini. C’era chi li considerava precedenti alla conquista, chi li attribuiva ai Romani per via delle volte a tutto sesto e chi pensava a un’opera fenicio punica a causa di un’incisione simile alla dea Tanit. Secondo il gruppo di ricerca attuale nessuna di queste ipotesi regge. Il contesto conta quanto il reperto stesso e nella zona sono emerse ceramica levantina medievale e monete castigliane, ma niente di romano. In assenza di testimonianze orali o documenti scritti più solidi, saranno le analisi di laboratorio a colmare le lacune. Le strutture del resto hanno avuto una vita lunghissima e ancora oggi qualche abitante ricorda di esserci andato con l’asino a prendere l’acqua, visto che per secoli hanno fatto da abbeveratoio.
Calce, monete e fucine
La calce era il cemento del Quattrocento e veniva usata come malta, come intonaco per le facciate e per le pavimentazioni. Le abitazioni europee di Rubicón furono realizzate in tapial, cioè terra impastata e compattata, una tecnica mai documentata prima alle Canarie. In un edificio dai muri spessi sono comparsi pavimenti lastricati con calce e secondo González potrebbe trattarsi della casa di Béthencourt. Nel 2024 il gruppo ha scoperto una fornace, la prima mai scavata a Lanzarote. È in parte scavata nella roccia, misura circa tre metri di diametro e conservava ancora l’ultimo carico di pietra bruciata e calce. Il deposito trovato adesso completa il quadro e aiuta a capire come si produceva e si conservava un materiale fondamentale per costruire la città.
Oltre ai pozzi, nel sito è venuto alla luce un gruzzolo di monete castigliane di Enrico III con una contromarca a forma di B gotica, che i ricercatori collegano quasi senza dubbi al conquistatore normanno. Si tratta della prima prova di circolazione monetaria nelle isole. Accanto alle case c’è poi molta scoria di ferro, resto di una fucina, e un capitolo pubblicato nel 2024 analizza le torri e la loro metallurgia. Negli stessi strati compaiono anche ceramiche indigene e coloniali, segno di una convivenza con parte della popolazione locale. Finora gli archeologi stimano di aver scavato appena una decina di abitazioni, mentre le stime indicano che San Marcial de Rubicón era una città decisamente più grande.
Fonte: TecnoAndroid


