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Salute SSD su Windows 11: come verificarla senza app esterne

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Controllare lo stato di salute dell’SSD su Windows 11 è più semplice di quanto si possa immaginare, perché il sistema operativo di Microsoft offre già gli strumenti necessari senza dover installare programmi di terze parti. Si tratta di un’abitudine che vale la pena coltivare con una certa regolarità, dato che tenere d’occhio le unità di archiviazione di un PC o di un notebook aiuta a prevenire guasti improvvisi e, soprattutto, spiacevoli perdite di dati.

C’è un luogo comune piuttosto diffuso secondo cui gli SSD, essendo memorie a stato solido prive di parti meccaniche in movimento, sarebbero praticamente immuni da problemi. Non è così. Anche queste unità sono soggette a usura e possono andare incontro a malfunzionamenti, magari meno rumorosi e meno evidenti rispetto ai vecchi dischi rotanti, ma non per questo meno insidiosi. Il punto è proprio questo: spesso il deterioramento procede in silenzio, senza segnali particolari, finché qualcosa non smette di funzionare.

Cosa permette di fare Windows 11 con le unità di archiviazione

Il sistema operativo mette a disposizione una serie di strumenti pensati per un primo controllo sul disco. L’obiettivo è capire se l’unità mostra anomalie o segni di invecchiamento, così da poter intervenire per tempo e non trovarsi di fronte a sorprese. Non parliamo di una diagnosi da laboratorio, sia chiaro, ma di una verifica di base che per la maggior parte degli utenti risulta più che sufficiente per farsi un’idea della condizione del proprio SSD.

Va però fatta una precisazione importante. La quantità e il tipo di informazioni consultabili non sono uguali per tutti. Dipendono infatti dal modello di unità installata, dal controller che la gestisce e dal supporto garantito dai driver. In pratica due computer con Windows 11 potrebbero restituire dettagli diversi, e questo non indica necessariamente un problema, quanto piuttosto una differenza nell’hardware o nel software di gestione. Meglio saperlo prima, per non allarmarsi davanti a qualche voce mancante.

Il ruolo dei dati SMART nel controllo dell’SSD

Una prima verifica sull’unità a stato solido può essere effettuata andando a spulciare le informazioni fornite dal pannello di controllo di Windows 11. Il sistema riesce infatti ad accedere al registro dei dati SMART dell’unità. La sigla sta per Self Monitoring, Analysis and Reporting Technology e indica una tecnologia di automonitoraggio che, durante il normale funzionamento dell’SSD, raccoglie e memorizza diversi parametri utili a valutarne le condizioni.

Tra le informazioni archiviate ci sono alcuni valori particolarmente significativi. Il primo è la percentuale di usura, che dà un’indicazione di quanto la memoria sia già stata sfruttata nel corso del tempo. Poi ci sono gli eventuali errori registrati dall’unità, un campanello d’allarme da non sottovalutare se iniziano a comparire con una certa frequenza. Completano il quadro le ore di funzionamento accumulate e la temperatura operativa, parametro che racconta molto sulle condizioni in cui il disco lavora ogni giorno.

Messi insieme, questi dati permettono di costruire una fotografia abbastanza fedele della salute della memoria. Un valore di usura elevato, errori ricorrenti o temperature costantemente alte sono tutti elementi che suggeriscono di prestare maggiore attenzione all’unità, ad esempio facendo un backup dei file più importanti prima che sia troppo tardi. Il bello è che tutto questo si può consultare direttamente da Windows 11, senza scaricare applicazioni aggiuntive e senza particolari competenze tecniche, partendo proprio dai dati SMART che l’SSD raccoglie in autonomia durante il suo funzionamento.

Fonte: TecnoAndroid

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