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I droni marini statunitensi pattugliano ormai i Grandi Laghi e sulla sponda canadese la cosa non è piaciuta affatto. A sollevare il caso è stato Mike Bradley, sindaco di Sarnia, che nel fiume St. Clair ha avvistato un’imbarcazione dall’aspetto così insolito da descriverla come “qualcosa venuto da Marte”. Nessuno lo aveva avvisato. Ha scoperto di cosa si trattasse leggendo i giornali, non grazie alle autorità canadesi o a quelle americane.
Il mezzo in questione era un Saildrone Voyager. Un veicolo di superficie senza equipaggio gestito dalla società privata americana Saildrone nell’ambito di un contratto da circa 14 milioni di euro firmato con la Guardia Costiera degli Stati Uniti. L’accordo copre sedici Voyager in tutto e sei di questi sono destinati proprio ai Grandi Laghi.
Cosa possono vedere i Voyager
Il punto più delicato riguarda la dotazione tecnica. Questi droni a propulsione eolica sono in grado di muoversi in totale autonomia e montano telecamere ad alta risoluzione a 360 gradi, radar e sistemi di identificazione automatica. Il personale della Guardia Costiera segue le immagini a distanza e può cambiare manualmente la rotta delle unità quando serve. Il dettaglio che fa la differenza è un altro però. Radar e telecamere permettono di individuare anche le imbarcazioni che non trasmettono volontariamente la propria posizione, cioè quelle che non compaiono sui normali sistemi di tracciamento marittimo. In pratica la portata del programma va ben oltre le barche già visibili.
Per Washington si tratta di semplici strumenti di sicurezza, flessibili e niente affatto puntati contro le comunità canadesi. La Guardia Costiera aveva annunciato il dispiegamento sui Grandi Laghi a maggio, presentandolo come un’iniziativa di consapevolezza marittima. Gli obiettivi dichiarati sono il supporto alla pianificazione delle emergenze, l’individuazione di attività illecite e un migliore controllo del confine. Il tenente di vascello Samuel Rodriguez Garcia li ha paragonati a “telecamere mobili che ci aiutano a capire meglio cosa succede in tempo reale sul posto”. I droni operano sul lago Erie e verranno ritirati dall’acqua quando si formerà il ghiaccio.
La Guardia Costiera ha assicurato che le riprese non vengono registrate. Ha però ammesso che agenzie americane e canadesi, comprese le forze dell’ordine, potrebbero accedere alla tecnologia attraverso i canali appropriati. Quella rassicurazione chiude una questione ma ne lascia aperte parecchie altre, dalla conservazione dei dati raccolti dai sensori ai registri tecnici, fino all’accesso da parte dell’azienda appaltatrice e a chi possa chiedere di vedere le immagini in diretta. Nemmeno è chiaro se prima del dispiegamento ci sia stata una consultazione bilaterale con il Canada. Petra Molnar, ricercatrice della York University, parla apertamente di un problema di responsabilità perché a gestire i dati per conto di un governo è una società privata.
Le obiezioni di Sarnia e il rimpallo di Ottawa
Bradley non usa giri di parole. “Abbiamo migliaia di diportisti sul fiume St. Clair, sul lago Huron e sul lago Erie, e adesso verranno fotografati e osservati” ha dichiarato. Secondo il sindaco le garanzie offerte oggi sull’uso della sorveglianza potrebbero non vincolare le amministrazioni future né impedire un allargamento delle funzioni man mano che il programma cresce. C’è anche un contesto che pesa. A giugno una testimonianza della Border Patrol americana indicava un calo dei sequestri di droga e degli arresti di immigrati irregolari lungo il confine tra Stati Uniti e Canada, il che solleva dubbi sulle ragioni di sicurezza alla base di un’operazione di queste dimensioni.
Cercare risposte presso le agenzie federali canadesi si è rivelato un percorso a ostacoli. La Guardia Costiera canadese ha spiegato di collaborare con la controparte americana ma di non essere coinvolta nel programma Saildrone. Public Safety Canada ha girato le domande all’Agenzia dei servizi di frontiera, che a sua volta ha indicato la RCMP come responsabile dell’applicazione delle leggi canadesi sulle acque tra i punti d’ingresso. Nessuna agenzia ha dichiarato di partecipare al programma o di avere un ruolo nella sua supervisione.
Bradley ha chiesto al governo federale di opporsi e sostiene che i comuni avrebbero dovuto essere informati se Ottawa era al corrente del dispiegamento o lo aveva accettato. Al momento non è verificato se i droni stiano catturando qualcosa che non dovrebbero. Quello che risulta è che mezzi capaci di sorveglianza navigano in acque di confine condivise, che il sindaco di Sarnia non era stato avvisato e che nessuna agenzia canadese si è finora presentata pubblicamente come responsabile del programma.
Fonte: TecnoAndroid


