La NASA ha tirato fuori dal cassetto qualcosa che potrebbe cambiare il modo in cui i rover esplorano altri mondi. Si chiama Ernest ed è un prototipo capace di andare più veloce dei suoi predecessori e, soprattutto, di sollevare le ruote una a una per scavalcare gli ostacoli. Un dettaglio che sembra piccolo ma che, su terreni difficili come quelli di Marte o della Luna, fa tutta la differenza del mondo. Questa settimana l’agenzia spaziale ha mostrato i filmati dei test, e c’è parecchia carne al fuoco.
Cosa rende Ernest diverso dai rover che conosciamo
Il nome completo è Exploration Rover for Navigating Extreme Sloped Terrain, e già dice tutto sull’obiettivo: muoversi su pendii ripidi e terreni accidentati senza dover fare giri lunghissimi per evitare rocce e sabbia. I rover marziani attuali, va detto, hanno i loro limiti. Sono lentissimi, tanto per cominciare. Perseverance, che la NASA considera uno dei migliori, tocca a malapena gli 0,16 chilometri orari su terreno piano. Aggiungiamoci che le superfici irregolari mettono a dura prova le ruote e che le salite ripide diventano spesso un ostacolo insormontabile.
Ernest invece ha quattro ruote, non sei come i modelli in servizio adesso, ed è lungo poco più di un metro. La versione pensata per una missione vera sarebbe il doppio. La cosa interessante è che ogni ruota può alzarsi in modo indipendente, così da appoggiarsi sopra un ostacolo o scavalcarlo. Durante i test nel deserto del Colorado il prototipo ha guidato per oltre 37 ore in sette giorni, coprendo circa 26 chilometri e raggiungendo una velocità di punta intorno a 0,96 chilometri orari. Non sembrano numeri da capogiro, ma rispetto a quanto fatto finora è un bel salto in avanti.
La sospensione attiva che cambia le regole del gioco
Qui sta il vero cuore del progetto. Fin dai tempi del rover Sojourner, i mezzi marziani hanno usato un sistema di sospensione passiva, il cosiddetto rocker-bogie, che serve a distribuire il peso in modo uniforme su tutte le ruote. Con Ernest gli ingegneri stanno invece sperimentando la sospensione attiva, che promette una mobilità ben superiore. Due giunti motorizzati nella parte anteriore muovono una sorta di snodo che permette al rover di camminare con andature diverse, tra cui movimenti striscianti, il cosiddetto wheel-walking e la scalata degli ostacoli.
Il bello è che Ernest può passare dalla sospensione attiva a quella passiva a seconda del compito e del consumo energetico. E grazie alle quattro ruote sterzanti riesce a muoversi in qualsiasi direzione. James Keane, scienziato planetario del JPL che lavora alle missioni lunari, l’ha messa giù così: con questo veicolo si potrebbe fare un vero e proprio viaggio scientifico su strada attraverso la Luna o Marte.
Il programma è partito nel 2022 e da allora si sono susseguite diverse versioni del prototipo, con quasi una dozzina di configurazioni di sospensione attiva messe alla prova. L’ultima generazione di Ernest ha pure capacità decisionali autonome più evolute. L’idea di fondo è chiara: costruire rover capaci di coprire più terreno, più in fretta, dipendendo molto meno dagli operatori umani sulla Terra. Un passo concreto verso esplorazioni spaziali meno legate al controllo da remoto e più capaci di cavarsela da sole.