Aggiornamenti software che trasformano una TV Roku o TCL in un costoso soprammobile. Non è uno scenario ipotetico, ma quello che stanno vivendo diversi utenti americani, al punto da aver dato il via a una class action depositata presso un tribunale della California. Le due aziende sono finite sotto accusa per aver distribuito update corrotti capaci, di fatto, di rendere completamente inutilizzabili alcuni modelli di televisore.
Il problema, stando alla documentazione legale, è piuttosto serio. Si parla apertamente di brick delle TV: dopo aver installato la nuova versione del software, alcuni utenti raccontano di essersi trovati davanti a un blocco totale del dispositivo, altri descrivono cicli infiniti di riavvii, e c’è persino chi non riesce più nemmeno ad accendere il proprio televisore. Un incubo domestico in piena regola, di quelli che nessuno si aspetta quando accetta banalmente un aggiornamento di sistema.
La causa punta il dito contro una fase di test evidentemente troppo frettolosa, che avrebbe portato alla distribuzione di aggiornamenti instabili. Tra i modelli interessati figurano le serie Select e Plus di Roku, oltre alle serie 3, 4, 5 e 6 di TCL (tutte basate su Roku OS), dispositivi molto diffusi nella fascia più accessibile del mercato. La class action riguarda chi ha acquistato questi televisori a partire dal 16 dicembre 2024, e chiede l’avvio di un processo formale, un provvedimento ingiuntivo e il risarcimento dei danni subiti dai consumatori. Al momento né Roku né TCL hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, e non sembra neppure essere in programma il rilascio di un nuovo update in grado di correggere la situazione.
Non solo Roku e TCL: anche Amazon nel mirino per le Fire TV Stick
Questa class action contro Roku e TCL non è un caso isolato. Nelle ultime settimane, oltreoceano, si è mossa anche un’altra azione collettiva, stavolta rivolta contro Amazon. L’accusa, in quel caso, è diversa ma altrettanto pesante: si parla di obsolescenza programmata delle Fire TV Stick di vecchia generazione. Non si tratta quindi di un brick vero e proprio, ma di un peggioramento delle prestazioni ritenuto intenzionale, pensato per spingere gli utenti verso l’acquisto dei modelli più recenti.