I robot ucraini hanno vinto la loro prima battaglia. Quella che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza militare è diventata realtà concreta sul campo, in un conflitto che ormai da oltre quattro anni sta trasformando radicalmente il modo di fare la guerra. Due notizie arrivate dall’Ucraina nel giro di pochi giorni hanno segnato un punto di svolta che rischia di riscrivere le regole dei conflitti armati per come li conosciamo.
Il 13 aprile il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato che “per la prima volta” dall’inizio della guerra con la Russia, “una posizione nemica è stata conquistata esclusivamente da piattaforme senza equipaggio, sistemi terrestri e droni”. Lo ha fatto durante l’Arms Makers’ Day, l’evento con cui il governo ucraino ha celebrato la propria industria della difesa. “Il futuro è già in prima linea e l’Ucraina lo sta costruendo”, ha poi scritto in un post su X.
Verificare con certezza quanto annunciato dal presidente ucraino resta complicato, dato che l’operazione risalirebbe alla scorsa estate e le informazioni disponibili sono scarse. Tuttavia, stando ai resoconti militari condivisi con i media, due soldati russi si sarebbero arresi a robot ucraini terrestri e droni controllati da una posizione a chilometri dal fronte. “La posizione è stata conquistata senza sparare un solo colpo”, ha spiegato Mykola “Makar” Zinkevych, comandante dell’unità NC13 della Terza brigata d’assalto indipendente ucraina, specializzata in sistemi d’attacco robotici. Di questa impresa definita storica non sono però circolate immagini, cosa insolita per Kiev, che spesso documenta con video e foto i propri successi militari.
Diverso il caso dell’altra operazione comunicata pochi giorni dopo. Il 19 aprile il ministero della Difesa ucraino ha pubblicato il video dell’intercettamento di un drone russo di tipo Shahed. Ovvero la tipologia utilizzata dall’Iran nelle operazioni militari nel golfo Persico. Un drone ucraino è decollato autonomamente da un’unità marittima senza equipaggio, si è alzato in volo e ha colpito il bersaglio. La 412ª brigata Nemesis ha sottolineato come questo risultato segni un passo avanti nell’integrazione tra droni navali e aerei.
Robot ucraini: perché Kiev punta sui sistemi senza equipaggio
Le ragioni dietro il dispiegamento crescente di robot ucraini sul campo di battaglia non si riducono a una sola spiegazione. C’è innanzitutto un problema di capitale umano. Dopo oltre quattro anni di guerra, i soldati scarseggiano. E c’è un valore simbolico e politico in questa scelta. “È meglio gettare metallo che persone sul campo”, aveva detto Zinkevych, aggiungendo che “la vita umana è preziosa e i robot non sanguinano”. Samuel Bendett, esperto di tecnologia militare, offre però una lettura più strutturale. “I sistemi senza equipaggio non stanno sostituendo i soldati, ma stanno ridisegnando dove e come il rischio viene assunto lungo la catena di combattimento. Una parte crescente dell’esposizione non è più in trincea, ma nei nodi di comando, nelle comunicazioni e nei sistemi di coordinamento che rendono possibile l’impiego dei droni”.
A inizio 2026 Zelensky aveva dichiarato che i sistemi senza soldati erano responsabili di “oltre l’80% degli attacchi riusciti”, un dato da cui le valutazioni indipendenti non si discostano molto. Eppure i droni non eliminano la presenza dei militari. Ne riorganizzano i compiti, allontanandoli in alcuni casi dal fronte. Sempre più spesso i soldati vengono impiegati per controllare, coordinare o analizzare le missioni a distanza, mentre ricognizione e attacco vengono affidati a piattaforme autonome. “Oggi l’artiglieria è importante, ma in modo diverso”, aveva detto Zelensky qualche mese fa, aggiungendo che “la guerra stessa sta subendo un’evoluzione”.
Novemila missioni terrestri e una filiera industriale
Dal punto di vista operativo, l’emergere di una robotica di terra ha avuto un impatto evidente. Stando ai dati del ministero della Difesa ucraino, sono state novemila le missioni effettuate con veicoli terrestri senza pilota (Ugv), equipaggiati con esplosivi, razzi e armi automatiche. Circa quattro mesi fa erano meno di tremila. Un aumento vertiginoso, legato alla grande adattabilità di queste tecnologie al contesto. I robot terrestri sono più lenti e individuabili rispetto ai droni aerei, ma possono trasportare esplosivi di potenza molto maggiore. Trenta chili nel caso dell’avamposto conquistato senza soldati l’anno scorso. Reperirli è diventato sorprendentemente semplice. I soldati in Ucraina possono procurarsi le proprie armi facendo acquisti su piattaforme online che offrono centinaia di droni a catalogo.
Il conflitto ha compresso la filiera di approvvigionamento militare. Invece dei lunghi cicli industriali tipici dei programmi occidentali, l’Ucraina ha sviluppato un ecosistema nel quale le esigenze del fronte vengono trasferite rapidamente a produttori privati, startup e laboratori tecnici. Molti sistemi vengono adattati alle esigenze di singole brigate o settori del fronte nell’arco di poche settimane. Nelle aree rurali si privilegiano droni con batterie più potenti e maggiore raggio d’azione; nei combattimenti urbani si usano piattaforme più piccole e manovrabili; dove la guerra elettronica russa è più intensa, vengono adattati software, antenne e frequenze per ridurre il rischio di disturbo del segnale.
Secondo il rapporto più recente della Kyiv School of Economics, nel 2025 il mercato della defence technology in Ucraina ha raggiunto un valore complessivo di circa 6,3 miliardi di euro, con i sistemi senza equipaggio come componente dominante, pari a circa 5,8 miliardi di euro. Le autorità ucraine stimano oggi tra 450 e 500 aziende attive nella produzione di droni, concentrate soprattutto tra Kyiv, Lviv e Dnipro. Un drone Ugv può costare tra 400 e 1.000 euro, mentre un carro armato moderno come il T-90M russo si colloca tra i 4 e gli 8 milioni di euro. Non serve più impiegare un sistema costoso per distruggere un sistema altrettanto costoso. È il sovvertimento delle logiche economiche applicate alla guerra, un contesto in cui Kiev non solo resiste, ma sembra aver trovato il modo di crescere grazie all’adattamento.