La parola remigrazione suona quasi innocua, come un dettaglio burocratico da ufficio risorse umane. Potrebbe sembrare un banale trasferimento verso il punto di partenza, una pacifica emigrazione al contrario. Eppure dietro quel neologismo, entrato ufficialmente nel Vocabolario Treccani nel 2025, si nasconde qualcosa di molto più inquietante. Un progetto che mette a rischio i diritti civili europei e le modalità di convivenza sociale costruite in decenni. La definizione offerta dalla Treccani non lascia margini di ambiguità, «Eufemismo per ritorno forzato di persone immigrate nel loro Paese d’origine». Non si parla di chi sceglie volontariamente di tornare a casa. Si parla di un piano di espulsione su larga scala da attuare in Europa. Qui infatti il livello di integrazione di un cittadino di origine non comunitaria viene giudicato inadeguato sulla base di criteri che richiamano alla mente pagine storiche che speravamo archiviate per sempre.
La remigrazione è dunque un progetto radicale di estrema destra, basato su criteri etnico-razziali e “culturali”, che minaccia i principi della civiltà giuridica sanciti dai trattati internazionali. Piace a partiti come Alternative für Deutschland in Germania. In Italia è gradita ad alcuni piccoli partiti di ultradestra e soprattutto alla Lega. Il partito su questo fronte sta preparando un progetto di legge remigrazionista col consenso del suo leader Matteo Salvini. Nella coalizione del Governo Meloni, Fratelli d’Italia si distingue per un silenzio che sa di assenso. Forza Italia non gradisce ma sostanzialmente sonnecchia.
Il 30 gennaio scorso, 32 parlamentari di tre partiti di opposizione avevano occupato la sala stampa della Camera per bloccare una conferenza sulla remigrazione organizzata dal deputato leghista Domenico Furgiuele. Tra i relatori previsti figuravano il portavoce di CasaPound Luca Marsella, l’esponente del gruppo neonazista Veneto Fronte Skinheads Ivan Sogari. Vi è poi l’ex membro di Forza Nuova Jacopo Massetti e Salvatore Ferrara del movimento Rete dei Patrioti. Il 2 aprile l’Ufficio di presidenza della Camera ha sospeso quei 32 parlamentari per 4 o 5 giorni, a seconda dei casi.
Remigrazione: il Remigration Summit di Milano e lo scontro politico
Il prossimo 18 aprile gli estremisti di tutta Europa si ritroveranno in piazza Duomo a Milano per il Remigration Summit. Il presidente leghista della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha promesso che sarà presente nella stessa piazza che una settimana dopo, il 25 aprile, ospiterà come ogni anno la manifestazione per l’Anniversario della Liberazione dal nazifascismo. L’evento, organizzato dalla Lega e dall’internazionale europea dei partiti di estrema destra, sta creando scompiglio politico. Una contromanifestazione è stata annunciata dall’area antifascista. Invece, già a marzo la CGIL aveva rivolto un appello a Fontana, denunciando il rischio di attribuire «legittimazione istituzionale» a iniziative «che alimentano odio, esclusione e discriminazione». Contro il summit si sono schierati associazioni e movimenti di vario genere, inclusi quelli di matrice cattolica.
In Consiglio comunale a Milano è arrivato un ordine del giorno depositato da Elena Buscemi (PD), con la richiesta di dichiarare il Remigration Summit incompatibile con «l’identità civile e democratica» della città, che vanta la Medaglia d’oro al Valor militare per il ruolo svolto durante la Resistenza. Viene chiesto al prefetto e al questore di valutare l’opportunità di autorizzare la manifestazione «per la palese violazione dell’articolo 3 della Costituzione». La Lega ha reagito duramente, parlando di mancanza di rispetto verso «il pluralismo e la libertà di espressione».
Martin Sellner, l’ideologo della remigrazione forzata
Ospite d’onore atteso al summit è Martin Sellner, ideologo del remigrazionismo forzato, austriaco classe 1989, leader del Movimento Identitario Austriaco, nei guai fin da giovanissimo per aver affisso manifesti neonazisti sulle mura di una sinagoga. Bannato da diversi Paesi, Germania inclusa. La senatrice Julia Unterberger lo ha descritto in un’interrogazione al ministro dell’Interno Piantedosi come «una delle figure più pericolose dell’intera galassia neonazista e xenofoba». Sellner è autore del libro “Remigrazione. Una proposta”, uscito in tedesco nel 2024, lanciato in italiano nel 2025 e da marzo 2026 offerto ai lettori dal quotidiano la Verità e dal settimanale Panorama.
Nel testo si leggono passaggi come: «Alla radice di quasi tutti i grandi problemi delle nazioni dell’Europa occidentale c’è oggi la sostituzione etnica». Quella cosiddetta “sostituzione etnica” è definita sul sito del Governo italiano stesso come «un mito neonazista secondo il quale i bianchi vengono sostituiti dai non bianchi», caro alla «cospirazione di estrema destra» che identifica spesso i responsabili «con gli ebrei/sionisti». Un genere di lettura poco gradito ad alcuni attuali esponenti del Governo. Tra cui il vicepremier Salvini che promuove leggi ispirate da Sellner e il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Egli già nel 2023 esortava: «Non possiamo arrenderci al tema della sostituzione etnica».