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Portare i robot fuori dalle fabbriche e metterli a lavorare in farmacia, in cucina o dentro una sala di distribuzione elettrica resta una delle sfide più difficili della robotica, ed è esattamente il terreno scelto da RealMan Robotics, che punta a distribuire i suoi RealBOT in quasi 1.000 scenari reali. Non si tratta di far muovere una macchina lungo un percorso già disegnato, ma di farla resistere per ore in ambienti che cambiano di continuo, dove scaffali, persone, utensili e imprevisti si mescolano senza preavviso.
Il punto è proprio questo. Quando l’area di lavoro è semplice e prevedibile, la mobilità ormai è un problema secondario, quasi risolto. Basta però modificare qualche parametro, spostare un oggetto, aggiungere una variabile e un compito che sembrava banale diventa improvvisamente complicato. È la differenza tra una linea di montaggio, dove tutto è misurato al millimetro, e il retro di una farmacia in un momento di traffico.
Dalle farmacie alle cucine, cosa sanno fare i RealBOT
Al World Robot Conference di Pechino l’azienda ha portato i suoi robot in azione, non solo in vetrina. Le dimostrazioni li hanno visti recuperare medicinali, rifornire scaffali, preparare dolci e controllare impianti. Compiti diversissimi tra loro, che richiedono precisione manuale in un caso e capacità di lettura dell’ambiente nell’altro, e che raccontano bene l’ambizione del progetto: non un robot specializzato in una singola mansione, ma una piattaforma abbastanza flessibile da adattarsi a contesti lontanissimi.
Le farmacie sono forse l’esempio più chiaro. Recuperare la confezione giusta tra centinaia di scatole simili, senza sbagliare e senza rallentare il servizio, è un lavoro che sembra semplice solo a chi non l’ha mai fatto. Lo stesso vale per una cucina, dove gli oggetti si spostano continuamente e nulla resta al suo posto per più di qualche minuto. Le sale di distribuzione elettrica aggiungono invece la variabile del rischio, con controlli su impianti che è preferibile non far eseguire a una persona quando si può evitare.
Il sistema GLN e il turno che diventa addestramento
La parte più interessante della strategia di RealMan Robotics riguarda però il modo in cui questi robot imparano. Nella visione dell’azienda ogni turno di lavoro è anche una sessione di addestramento, il che significa che la macchina non smette mai di raccogliere esperienza mentre svolge le sue mansioni quotidiane.
A rendere possibile tutto questo c’è il sistema GLN, che consente a un operatore umano di controllare il robot a distanza con latenze dichiarate nell’ordine dei millisecondi. In pratica, quando la situazione si fa complessa o il robot non sa come comportarsi, una persona può prendere il comando in tempo reale e portare a termine l’operazione. Quel gesto, però, non va perduto: diventa materiale utile per la prossima volta.
È un approccio che ribalta la logica classica dell’automazione, dove prima si addestra il sistema in laboratorio e poi lo si manda sul campo. Qui il campo è il laboratorio. Ogni imprevisto gestito da remoto arricchisce il bagaglio della macchina, e con il tempo la quota di interventi umani dovrebbe ridursi.
La teleoperazione a bassissima latenza è la chiave di volta dell’intero impianto, perché senza una risposta praticamente immediata l’operatore non riuscirebbe a maneggiare oggetti delicati o a intervenire su un impianto. Il numero di scenari annunciato, vicino ai 1.000, dà la misura di quanto RealMan Robotics voglia spingere sull’acceleratore, spostando i suoi robot umanoidi e collaborativi dai contesti industriali controllati a quelli quotidiani, dove la variabile umana è impossibile da eliminare.










