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RAEE, il servizio gratuito che il 54% degli italiani ignora: ecco cos’è

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I RAEE, cioè i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, continuano a finire nel posto sbagliato con una frequenza che sorprende, soprattutto quando si parla di oggetti piccoli e apparentemente innocui. Nei mesi caldi il fenomeno diventa ancora più evidente: nei sacchetti dell’indifferenziato e in quelli della plastica non ci sono solo bottiglie e confezioni, ma anche power bank, caricabatterie, smartwatch, spazzolini elettrici e una lunga serie di dispositivi elettronici di piccole dimensioni. Tutta roba che avrebbe un suo percorso dedicato, gratuito, e che invece viene buttata insieme al resto.

Erion WEEE riporta l’attenzione proprio su questo punto, ricordando che un canale semplice esiste già e si chiama Uno contro Zero. Funziona così: i piccoli RAEE, quelli la cui dimensione più estesa non supera i 25 centimetri, possono essere consegnati gratuitamente nei negozi di elettronica con almeno 400 metri quadrati di superficie di vendita. Senza obbligo di acquisto, senza scontrini da mostrare, senza pratiche particolari. Si entra, si lascia il vecchio dispositivo e si esce.

Un servizio che esiste dal 2016 ma resta invisibile

Il paradosso sta tutto nei numeri. Il servizio Uno contro Zero è attivo dal 2016, quindi non è una novità dell’ultimo periodo, ma il 54% degli italiani non sa nemmeno che esista. E anche tra chi lo conosce la situazione non è brillante, perché soltanto il 17% dichiara di averlo utilizzato almeno una volta. Tradotto: la possibilità c’è, è gratuita, ed è comunque poco sfruttata.

Il risultato di questa scarsa conoscenza si vede nella composizione dei rifiuti domestici. Tra i piccoli RAEE che più spesso finiscono nell’indifferenziato o nel contenitore della plastica ci sono gli spazzolini elettrici, che compaiono nel 28% dei casi. Subito dopo arrivano i giocattoli elettrici o a batteria, al 19%, e poi smartwatch e contapassi, al 14%. Sono tutti oggetti che si consumano in fretta, che costano relativamente poco e che per abitudine vengono trattati come rifiuti qualsiasi, quando invece contengono componenti e materiali che possono essere recuperati.

Anche i più giovani ne sanno poco

Verrebbe da pensare che le generazioni cresciute con la sensibilità ambientale più marcata siano anche le più informate, ma i dati raccontano un’altra storia. Nella fascia tra i 18 e i 26 anni solo il 33% dichiara di conoscere il significato dell’acronimo RAEE, mentre appena il 16% ha già usato il servizio Uno contro Zero. Numeri persino inferiori alla media generale, in un ambito dove la familiarità con la tecnologia dovrebbe giocare a favore.

Il tema, in fondo, è di comunicazione più che di comportamento. Non si tratta di chiedere alle persone uno sforzo enorme o un cambio radicale di abitudini, perché il gesto richiesto è minimo. La raccolta differenziata dell’elettronica di piccole dimensioni si scontra soprattutto con il fatto che pochi sanno dove portare un caricabatterie rotto o un vecchio contapassi che non si accende più. E quando non si sa dove metterlo, l’indifferenziato diventa la scelta automatica.

Il limite dei 25 centimetri copre buona parte degli oggetti che si accumulano nei cassetti di casa. Cavi, auricolari, piccoli elettrodomestici da bagno, giocattoli elettronici, dispositivi indossabili. Tutta questa categoria può essere consegnata nei punti vendita di una certa dimensione, che per legge sono tenuti ad accettarla. Lo smaltimento gratuito non prevede alcuna condizione legata a un nuovo acquisto, ed è proprio questa la differenza rispetto al più noto ritiro previsto quando si compra un apparecchio nuovo.

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