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Una giuria federale del Delaware ha dato ragione a Qualcomm nella causa contro Arm, stabilendo che il partner britannico ha violato i propri obblighi contrattuali e ha interferito di proposito nei rapporti commerciali del produttore di chip con Meta. Il risarcimento però è quasi una provocazione: appena circa 2 euro di danni nominali, con diverse altre accuse respinte. Il risultato è curioso perché entrambe le aziende hanno rivendicato la vittoria in questo ennesimo round di una battaglia legale che potrebbe ancora avere conseguenze economiche enormi.
La vicenda nasce dopo il successo ottenuto da Qualcomm nella precedente disputa sulle licenze legate ai core CPU sviluppati da Nuvia. All’inizio del 2026 il colosso di San Diego ha deciso di passare all’attacco negli Stati Uniti, accusando Arm di aver infranto i termini del contratto e di aver causato danni all’azienda. Il processo si è svolto a Wilmington ed è durato cinque giorni.
Le accuse di Qualcomm contro Arm
Al centro del contenzioso c’è l’Architecture License Agreement, o ALA, l’accordo che da anni consente a Qualcomm di progettare e vendere processori personalizzati compatibili con l’architettura del set di istruzioni di Arm. Secondo Qualcomm, Arm avrebbe trattenuto deliberatamente i materiali di verifica dell’Arm Compliance Kit e le patch software necessarie a validare le CPU proprietarie. Non solo. L’azienda ha contestato anche il rifiuto di rinnovare le licenze per i core Cortex A720, Cortex A520 e Cortex M55 previste dal Technology License Agreement, insieme alla mancata offerta di condizioni commercialmente ragionevoli.
C’è poi il capitolo più delicato, quello dei rapporti con i clienti. Qualcomm sostiene che Arm abbia minato volontariamente le sue relazioni commerciali minacciando di revocare la licenza di architettura e facendo trapelare ai media la relativa notifica nell’ottobre 2024. Una mossa che, sempre secondo l’accusa, avrebbe compromesso le trattative con Meta e altri clienti, facendo sfumare alcuni contratti. Arm ha respinto ogni addebito, sostenendo che Qualcomm non abbia dimostrato perdite economiche sostanziali e che la causa servisse in realtà a strappare licenze più vantaggiose evitando di versare miliardi di dollari in royalty.
La giuria si è schierata con Qualcomm su due punti precisi. Ha riconosciuto la violazione dell’ALA e ha accertato l’interferenza intenzionale nel rapporto con Meta. L’azienda ha accolto il verdetto con soddisfazione, affermando che la sentenza mette in luce i tentativi di Arm di danneggiarne il business per diventare essa stessa fornitrice di Meta. In una nota ufficiale Qualcomm si è detta gratificata dal fatto che la giuria abbia riconosciuto il mancato rispetto degli impegni da parte di Arm, definendo l’esito una vittoria per l’innovazione e la concorrenza e ribadendo l’impegno a portare sul mercato prodotti come le CPU Oryon.
Perché anche Arm canta vittoria
Il rovescio della medaglia è evidente. Arm ha prevalso su quattro delle sei accuse sottoposte alla giuria ed è stata condannata a pagare circa 1 euro per ciascuna delle due contestazioni accolte. La denuncia originale comprendeva violazioni dell’ALA e del TLA, la violazione dell’obbligo implicito di buona fede e correttezza, l’interferenza intenzionale e colposa con vantaggi economici futuri e la concorrenza sleale secondo la legge della California. Le decisioni puntuali sulle singole accuse non sono ancora state rese pubbliche, anche se sulle questioni legate al Technology License Agreement l’ha spuntata Arm.
Un portavoce dell’azienda ha espresso soddisfazione per una decisione che, a suo dire, conferma come Arm abbia agito in buona fede nell’ambito del proprio accordo di licenza tecnologica. Il risarcimento di soli EUR 2, ha aggiunto, dimostrerebbe la fondatezza delle argomentazioni presentate in aula, nonostante Qualcomm abbia portato avanti il caso nel tentativo di privare Arm di miliardi previsti dagli accordi.
La partita comunque è tutt’altro che chiusa. La giudice distrettuale Maryellen Noreika dovrà ancora stabilire se la violazione dell’ALA dia a Qualcomm il diritto di sospendere il pagamento delle royalty per cinque anni, uno scenario che potrebbe costare ad Arm centinaia di milioni o perfino miliardi di ricavi. Sul tavolo c’è anche la questione dell’obbligo di negoziare in buona fede i futuri termini di licenza dell’architettura. Entrambe le decisioni potrebbero pesare molto più del verdetto della giuria e ciascuna delle due aziende avrà la possibilità di presentare appello in caso di esito sfavorevole.
Fonte: TecnoAndroid


