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Il nuovo spot PlayStation dedicato alla line-up di PS5 è finito sommerso dai commenti critici nel giro di pochissimo tempo, e non per la qualità del montaggio o per i giochi mostrati. Il tema è uno soltanto, ripetuto in decine e decine di messaggi: l’addio ai dischi. Sony puntava a mettere in vetrina il catalogo che arriverà sulla console, con nomi che pesano parecchio come GTA 6, Marvel’s Wolverine e God of War Laufey, e invece si è ritrovata con una bacheca trasformata in area di protesta. Il conto è presto fatto. A circa un’ora dalla pubblicazione del video sui canali ufficiali, la quasi totalità dei commenti riguardava l’abbandono del supporto fisico. C’è chi ha scelto la via della battuta pungente, chi invece ha alzato i toni fino all’accusa diretta all’azienda giapponese. Poco spazio per il resto, praticamente nessuno per i giochi.
Un video pensato per i giochi, letto come una provocazione
Il numero esatto dei “non mi piace” non è pubblico, quindi qualsiasi cifra sarebbe un’invenzione. Però basta scorrere la sezione commenti per farsi un’idea del clima: quando il registro è così monotematico, è facile immaginare che la percentuale di reazioni negative sia molto alta. È il segnale di un’utenza che ha deciso di farsi sentire ogni volta che se ne presenta l’occasione, senza aspettare comunicazioni ufficiali sul tema specifico. Il meccanismo, del resto, si è ormai consolidato. Qualsiasi contenuto pubblicato da Sony diventa un contenitore per la stessa discussione, indipendentemente dall’argomento trattato. Uno spot televisivo con tre esclusive pesanti e un catalogo da valorizzare finisce così per essere ricordato non per quello che mostra, ma per quello che manca all’orizzonte del pubblico più affezionato al disco.
La linea di Sony non cambia, la scommessa è sulla convenienza
Sul merito, l’azienda ha già chiarito la propria posizione. La conferma arrivata di recente non lascia margini di interpretazione: la strada del digitale è tracciata e le proteste non modificheranno il percorso. L’argomento usato per convincere i più diffidenti è quello della convenienza del formato esclusivamente digitale, una promessa che però non tutti leggono allo stesso modo.
Perché qui si apre il punto più interessante della vicenda. Una parte del pubblico spera che l’uscita di scena dei giochi su disco possa tradursi in prezzi più bassi sul PlayStation Store, sulla base del ragionamento che meno costi di produzione e distribuzione dovrebbero significare meno costi finali. Solo che il passaggio al digitale è stato pensato prima di tutto per aumentare i margini di guadagno, e in quest’ottica è difficile immaginare che il nuovo sistema si trasformi in un affare per chi acquista.
Minoranza rumorosa oppure qualcosa di più grosso
La domanda che circola in queste ore riguarda le proporzioni reali del malcontento. Si tratta di un gruppo ristretto ma molto attivo, capace di occupare ogni spazio disponibile, oppure di un sentimento diffuso che finalmente trova un canale di sfogo? La risposta non emerge dai numeri disponibili, perché il volume dei commenti non è di per sé una fotografia dell’intera base installata di PS5.
Quello che si può osservare è che il fenomeno non sta rientrando. Gli appassionati continuano a bersagliare ogni comunicazione con messaggi molto critici verso questa scelta, e le dimensioni della protesta non danno segnali di ridimensionamento. Nel frattempo la macchina promozionale va avanti, con il calendario delle uscite che punta su titoli capaci di spostare da soli l’ago della bilancia commerciale, GTA 6 in testa. Il paradosso è tutto lì, in uno spot costruito per raccontare il futuro della console che è diventato il palcoscenico di chi non vuole lasciare andare il passato. E Sony, per ora, tiene la rotta.










