Nel cuore dell’entroterra ligure, nascosta tra i sentieri del Parco dell’Aveto, c’è una roccia che fa letteralmente impazzire qualsiasi bussola. Si chiama Pria Burgheisa, conosciuta anche come Pietra Borghese, e si trova sul pianoro di Prato Mollo, a 1.465 metri di quota nel comune di Borzonasca, provincia di Genova. Per raggiungerla bisogna percorrere il Sentiero Ofiolitico del Parco Naturale Regionale dell’Aveto e camminare circa un’ora e mezza. Poi, all’improvviso, eccola lì: un blocco imponente, lungo 30 metri, largo 10 e alto fino a 8. Scuro, pieno di spaccature profonde, con un aspetto che colpisce anche chi non sa nulla di geologia.
Ma la cosa davvero sorprendente non è l’aspetto. È quello che succede avvicinando una bussola: l’ago perde completamente il riferimento del nord e devia di oltre 100 gradi. Un comportamento che ha alimentato per secoli leggende di ogni tipo, dal fuoco eterno che brucerebbe al suo interno fino a presunti serpenti giganteschi nascosti nelle crepe. Qualcuno ha persino ipotizzato un’origine extraterrestre, che tra l’altro varrebbe una fortuna.
Perché Pria Burgheisa devia l’ago della bussola
La spiegazione è tutta nella composizione. Pria Burgheisa è una peridotite lherzolitica, cioè una roccia ultrafemmica particolarmente ricca di ferro, magnesio e minerali come olivina, pirosseno e soprattutto magnetite. Ed è proprio la magnetite la responsabile dell’anomalia magnetica che manda in confusione gli strumenti di orientamento. L’altissimo contenuto di ferro spiega anche un altro paio di caratteristiche curiose: se colpita con un martello, la roccia emette un suono metallico intenso, quasi fosse una campana. E attira facilmente i fulmini, il che nel corso dei secoli non ha fatto altro che nutrire il mito.
Un frammento del mantello terrestre quasi intatto
Folklore a parte, il valore scientifico di Pria Burgheisa è enorme. Le datazioni radiometriche indicano un’età superiore al miliardo di anni, con alcune stime che arrivano addirittura a due miliardi. Parliamo di una delle rocce più antiche presenti sul suolo italiano, e questo già basterebbe a rendere il sito eccezionale.
La storia geologica di questo blocco risale al Giurassico, quando l’intera regione era sommersa dall’Oceano Ligure Piemontese. Quando i processi tettonici portarono alla chiusura di quell’oceano e alla nascita degli Appennini, alcuni frammenti del mantello sottocontinentale vennero spinti verso la superficie. Normalmente, le rocce che provengono da profondità simili subiscono deformazioni pesantissime: pressioni e temperature altissime le trasformano in serpentiniti o le sottopongono a metamorfismi tali da stravolgerne la struttura originale.
Con Pria Burgheisa è successo qualcosa di diverso. Il blocco è emerso praticamente intatto, mantenendo la sua struttura originale in modo quasi inspiegabile. Secondo il geologo Domenico Belcastro, che ha studiato il sito di persona, si tratta di una combinazione di condizioni rarissima, quasi unica a livello mondiale. Un pezzo di mantello terrestre che ha attraversato miliardi di anni senza perdere la propria identità geologica, e che oggi se ne sta lì, su un pianoro appenninico, a confondere le bussole dei camminatori e a ricordare quanto poco ancora conosciamo di quello che si nasconde sotto la superficie del pianeta.