Il polo nord magnetico si sta spostando, e non è una novità. Fin dalle prime misurazioni moderne, risalenti all’inizio del XIX secolo, questo punto ha sempre vagabondato sulla superficie terrestre. Quello che sta cambiando, però, è la velocità e la traiettoria con cui lo fa. Le rilevazioni più recenti, basate su modelli geomagnetici aggiornati e missioni satellitari dedicate, raccontano di movimenti che riflettono cambiamenti profondi nei flussi di metallo fuso all’interno del nucleo terrestre. E tutto questo non è solo una curiosità da manuale di geofisica: ha ricadute concrete su navigazione, sistemi GPS e su un mucchio di infrastrutture tecnologiche che usiamo ogni giorno senza pensarci troppo.
Il polo nord magnetico è quel punto della superficie terrestre dove le linee del campo magnetico entrano verticalmente nel pianeta. Non va confuso con il polo nord geografico, che coincide con l’asse di rotazione della Terra. La ragione per cui non sta mai fermo è legata a ciò che succede sotto i nostri piedi. Il movimento del ferro liquido nel nucleo esterno genera correnti elettriche che alimentano il cosiddetto geodinamo, il meccanismo responsabile del campo magnetico globale. Una dinamica interna complessa, non lineare, che provoca spostamenti continui nella posizione del polo magnetico.
La sua importanza è tutt’altro che teorica. Il polo nord magnetico definisce la declinazione magnetica, un parametro fondamentale per orientarsi rispetto al nord geografico. Errori anche piccoli nella sua determinazione possono influenzare i sistemi di navigazione aeronautica e marittima, le applicazioni GPS che integrano sensori magnetici, le infrastrutture energetiche e i dispositivi elettronici di largo consumo. Per questo il monitoraggio e l’aggiornamento dei modelli geomagnetici restano attività indispensabili.
Vale la pena chiarire un punto. Il GPS calcola la posizione usando segnali dai satelliti, ma molte applicazioni combinano le coordinate GNSS con i dati dell’orientamento magnetico rilevati dalla bussola del dispositivo, per stimare con maggiore precisione la direzione e il verso di marcia. Quando il modello geomagnetico non è aggiornato, gli errori di orientamento aumentano, soprattutto alle alte latitudini dove le linee di campo sono più inclinate.
Dove si sta spostando il Polo Nord magnetico e perché
Le ultime rilevazioni confermano che il polo nord magnetico continua a muoversi dalla regione artica canadese verso la Siberia, con una velocità che negli ultimi decenni ha toccato picchi superiori a 50 km l’anno. I modelli più aggiornati, tra cui il World Magnetic Model utilizzato da sistemi civili e militari, indicano una traiettoria meno lineare rispetto al passato. Segno che la dinamica interna del pianeta è più complessa del previsto.
Il World Magnetic Model viene aggiornato ogni 5 anni, ma la rapidità dello spostamento ha reso necessari aggiornamenti straordinari. La versione 2020, seguita da revisioni intermedie, ha corretto errori che stavano emergendo nei sistemi di navigazione. L’accuratezza del modello conta eccome: anche un errore di pochi gradi nella declinazione può causare deviazioni significative su lunghe distanze. Nel corso degli ultimi decenni, il flusso siberiano ha guadagnato intensità rispetto a quello canadese, “tirando” il polo verso est e modificando le linee di campo in modo misurabile anche in superficie.
Si può misurare lo spostamento del polo nord magnetico con uno smartphone nel 2026?
Le misurazioni aggiornate al 2026 indicano una velocità di deriva media di circa 36 km/anno, inferiore ai picchi degli anni precedenti ma comunque significativa. Gli smartphone moderni includono un magnetometro a tre assi, un sensore capace di rilevare il campo magnetico nelle tre dimensioni dello spazio, realizzato con tecnologie AMR o TMR. Questi sensori misurano le variazioni del campo magnetico terrestre con un range tipico di ±4900 microtesla e risoluzione nell’ordine di 0,1 e 0,3 microtesla.
Il sensore campiona il vettore del campo magnetico locale lungo tre assi ortogonali e restituisce valori grezzi, che il sistema operativo normalizza e filtra. Per ottenere un orientamento utilizzabile, i dati vengono combinati con accelerometro e giroscopio attraverso algoritmi di sensor fusion basati su filtri di Kalman, che stimano l’assetto del dispositivo compensando rumore e drift inerziale. C’è però un problema pratico. La deriva del polo nord magnetico produce variazioni del campo su scala locale dell’ordine di 10 e 50 nanotesla all’anno, cioè due ordini di grandezza inferiori alla risoluzione tipica del sensore e spesso indistinguibili dal rumore intrinseco, che può superare i 100 e 300 nanotesla in condizioni reali. La misura è ulteriormente complicata dalle distorsioni magnetiche locali. I sistemi operativi mobili implementano routine di calibrazione che stimano questi errori, ma l’accuratezza finale resta dipendente dall’ambiente circostante.