Pocketpair ha deciso di mettere le cose in chiaro su un tema che divide l’industria videoludica come pochi altri: niente IA generativa nei suoi giochi, perché a contare sono ancora le persone in carne e ossa che disegnano, scrivono e immaginano i mondi che poi finiscono sugli schermi. Una presa di posizione che arriva da uno studio che, negli ultimi tempi, di motivi per far parlare ne ha avuti parecchi.
Chi segue il settore conosce bene la parabola di questo team. Il successo travolgente di Palworld ha messo Pocketpair sotto i riflettori praticamente da un giorno all’altro. Subito dopo sono arrivati i paragoni con Pokémon, quasi obbligati vista l’estetica delle creature, e poi la grana giudiziaria: la causa intentata da Nintendo e The Pokémon Company per una presunta violazione di brevetti. Insomma, un periodo movimentato, fatto di entusiasmo, critiche e qualche grattacapo legale.
La scelta di puntare sugli artisti
In mezzo a tutto questo, lo studio ha scelto di prendere una direzione precisa sul tema dell’intelligenza artificiale applicata allo sviluppo. La posizione è secca: gli artisti restano al centro del processo creativo, senza scorciatoie affidate a sistemi automatici che generano immagini o testi al posto degli esseri umani. Una decisione che assume un peso particolare proprio in un momento in cui buona parte dell’industria sta sperimentando, spesso senza dirlo apertamente, strumenti di questo tipo per tagliare tempi e costi.
Il messaggio, in fondo, è abbastanza diretto. Difendere il lavoro di chi crea significa riconoscere che dietro ogni personaggio, ogni ambientazione, ogni dettaglio visivo c’è una mano umana che fa la differenza. E per uno studio che ha costruito il proprio nome su un titolo dal forte impatto visivo come Palworld, la scelta di tenere lontana l’IA generativa dai propri progetti suona come una dichiarazione d’intenti.
Un dibattito che scotta
Il tema dell’intelligenza artificiale nei videogiochi è uno dei più caldi del momento, e non solo per questioni tecniche. Riguarda il futuro di intere professioni, il modo in cui vengono realizzati i contenuti e, soprattutto, il valore che si decide di attribuire al lavoro creativo. Le posizioni nel settore sono tutt’altro che uniformi, con alcuni che vedono nell’automazione un’opportunità e altri che la considerano una minaccia diretta per chi disegna e progetta.
Pocketpair, dal canto suo, ha scelto da che parte stare. E lo ha fatto in modo chiaro, schierandosi a favore di chi lavora con la matita, la tavoletta grafica o la tastiera, e non con i prompt da inserire in un software. Una mossa che, considerando il momento delicato vissuto dallo studio tra cause legali e attenzione mediatica, contribuisce a definire ulteriormente la sua identità agli occhi del pubblico e degli addetti ai lavori.