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Pixel Screenshots, arrivano i filtri per data, app e raccolta

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Pixel Screenshots ha appena ricevuto un aggiornamento che aggiunge una cosa piuttosto semplice, quasi banale a dirla tutta, ma che in tanti aspettavano da mesi: la possibilità di filtrare gli screenshot per data, per raccolta e per app di provenienza. Nulla di rivoluzionario, eppure basta provarla per capire quanto mancasse.

Un piccolo passo indietro serve per inquadrare la faccenda. L’app è arrivata insieme ai Pixel 9 come uno dei tanti esperimenti di Google in salsa intelligenza artificiale, pensata per riorganizzare il caos di immagini che si accumula nella galleria di chiunque usi lo smartphone per salvare biglietti, ricette, codici sconto e appunti visivi. L’idea di base è buona: l’IA legge il contenuto dello screenshot e lo etichetta, così da permettere ricerche per argomento invece che a occhio, scorrendo centinaia di miniature.

Cosa cambia con la nuova versione dell’app

La versione distribuita in queste ore porta il numero 1.26.281.05 e introduce la voce Filtri. Fino a ora Pixel Screenshots metteva a disposizione soltanto un insieme di categorie predefinite legate a ciò che l’immagine contiene, quindi luoghi, prodotti, codici promozionali e simili. Mancavano invece le informazioni più elementari, quelle che qualunque gestore di file offre da sempre: quando lo screenshot è stato catturato e da dove.

Adesso è possibile selezionare un intervallo di date di acquisizione, scegliere la Raccolta in cui lo screenshot è stato archiviato oppure indicare l’Origine, ovvero l’applicazione in cui l’immagine è stata catturata. I filtri si possono anche combinare tra loro, cosa che rende la ricerca sensibilmente più rapida. Al primo avvio con la novità attiva compare un piccolo avviso nella parte bassa dello schermo che spiega il funzionamento. Detto senza giri di parole, sorprende che opzioni così elementari siano arrivate soltanto ora. Filtrare per data o per app di partenza è roba pre intelligenza artificiale, funzionalità che esistono da anni in qualsiasi galleria fotografica. Costruire un’app intera intorno alla lettura automatica dei contenuti e poi dimenticare le basi resta una scelta difficile da spiegare, anche per un’azienda abituata a lanciare prodotti in fase embrionale e rifinirli lungo la strada.

Il nodo del cloud e il malcontento degli utenti

C’è un dettaglio che aiuta a leggere il tempismo di questo aggiornamento. Nel mese di luglio Google ha modificato in silenzio il funzionamento di Pixel Screenshots, che in origine lavorava esclusivamente in locale sfruttando i modelli Gemini Nano presenti sul dispositivo. Da quel momento l’elaborazione avviene sfruttando il cloud, e il passaggio non è stato annunciato con particolare trasparenza. La reazione di una parte degli utenti è stata tutt’altro che entusiasta, soprattutto perché l’elaborazione interamente sul dispositivo era uno degli argomenti di vendita più forti dell’app, quello che rassicurava chi salva negli screenshot informazioni sensibili come dati bancari, biglietti aerei o conversazioni private. L’arrivo dei nuovi filtri somiglia quindi a un gesto di riconciliazione, un modo per offrire qualcosa di concreto a chi ha storto il naso.

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