Sanzioni in arrivo per migliaia di clienti della pirateria streaming, e questa volta non sembra esserci modo di cavarsela. La Guardia di Finanza ha chiuso l’operazione battezzata “Tutto chiaro” e ha già fatto partire le prime multe. Perquisizioni e sequestri non solo in Italia, ma anche in Francia e Germania. Il messaggio è chiaro: chi guardava partite, film e serie tramite IPTV e Pezzotto adesso rischia parecchio.
Nel comunicato ufficiale le forze dell’ordine parlano dei primi mille “abbonati” individuati. A questi verranno notificate sanzioni con importi che vanno da 154 a 5.000 euro. Mica spiccioli, insomma. La colpa contestata è quella di aver approfittato della diffusione illecita di abbonamenti pirata per accedere a contenuti audiovisivi a pagamento. Si parla di piattaforme ben note come SKY, DAZN, Netflix, Disney+ e Spotify, tutte aggirate grazie a sistemi che, fino a poco tempo fa, sembravano quasi impossibili da scovare.
Tutto è partito da un monitoraggio sui social media. Da lì gli investigatori hanno tirato il filo e sono arrivati a scoprire una tecnologia mai vista prima: un’applicazione chiamata CINEMAGOAL, installata direttamente sui dispositivi dei clienti. Il suo compito era connettere quei device a un server estero per decriptare i contenuti scelti dall’utente. Un meccanismo pensato nei minimi dettagli, e proprio per questo difficile da intercettare.
Pirateria Streaming: il sistema avanzato per restare invisibili
Quello che ha colpito gli inquirenti è la sofisticazione del sistema. La Guardia di Finanza ha trovato qualcosa di mai incontrato prima, capace di trasmettere i contenuti senza esporre né i clienti né chi gestiva il traffico illegale. Un doppio vantaggio, praticamente.
Da una parte questa tecnologia riusciva a saltare i blocchi di sicurezza messi in piedi dalle piattaforme. Dall’altra migliorava persino la qualità della visione. Il punto chiave però è un altro: l’accesso all’applicazione non passava per una connessione collegabile direttamente a un indirizzo IP. In pratica l’utente finale restava schermato, molto più protetto rispetto ai sistemi tradizionali. E questo rendeva i controlli decisamente più complicati.
Non è un caso che questa funzionalità venisse “specificamente pubblicizzata” da chi distribuiva gli abbonamenti sul territorio. Una sorta di garanzia per il cliente, insomma: paghi poco e non ti beccano. O almeno così pensavano. I piani erano annuali e oscillavano tra 40 e 130 euro, a seconda dei pacchetti scelti.
Anche sul fronte dei pagamenti tutto era studiato per non lasciare tracce. Si usavano strumenti poco tracciabili, come le criptovalute, appoggiandosi a conti esteri oppure intestati a prestanome. Un sistema costruito per sparire, che però alla fine non è bastato a tenere lontane le manette e le prime sanzioni.