Sotto i pendii più alti del vulcano più imponente del Perù si nasconde uno strato di permafrost tropicale che potrebbe rivelarsi tra i più estesi al mondo. Una scoperta che cambia parecchio il modo in cui guardiamo a queste zone d’alta quota, perché parliamo di una riserva d’acqua potenzialmente enorme, congelata da chissà quanto tempo e finora rimasta praticamente fuori dai radar degli studiosi.
Il punto è semplice ma non banale. I ghiacciai delle Ande stanno arretrando, e lo fanno a ritmi che preoccupano chi vive lungo quelle valli. Le comunità andine dipendono in larga parte proprio dall’acqua che scende dalle montagne, e con i ghiacciai che si ritirano la prospettiva di restare a secco diventa concreta. È qui che entra in gioco questo permafrost sepolto, una massa di terreno e ghiaccio rimasta gelata sotto la superficie e potenzialmente capace di alimentare l’approvvigionamento idrico della regione.
Perché questa riserva d’acqua conta davvero
Quando si parla di permafrost, di solito il pensiero corre alle distese artiche, alla Siberia, al Canada del nord. Trovarne una quantità così rilevante in un contesto tropicale, e per giunta in cima a un vulcano peruviano, è qualcosa che spiazza un po’ le aspettative. Eppure è proprio ad alta quota, dove le temperature restano basse tutto l’anno, che il terreno può rimanere congelato a lungo anche vicino all’equatore.
La logica dietro l’interesse degli scienziati è abbastanza diretta. Man mano che i ghiacciai spariscono, serve capire dove altro possa nascondersi l’acqua che le popolazioni locali useranno domani. E uno strato di permafrost di queste dimensioni rappresenta una fonte idrica di riserva tutt’altro che trascurabile per l’intera area circostante. Non è una soluzione immediata, sia chiaro, ma è un tassello che potrebbe pesare nei piani futuri di gestione delle risorse.
Il fatto che si trovi sotto il vulcano più alto del Perù aggiunge un dettaglio interessante alla vicenda. Le quote estreme hanno protetto questo ghiaccio per molto tempo, e ora capirne l’estensione reale diventa una priorità per chi studia il clima e la disponibilità d’acqua nelle regioni andine. Sapere quanta ne contiene, e per quanto resterà al suo posto, è esattamente ciò che serve per pianificare il futuro idrico di chi abita quelle montagne.