Paradromics non è più soltanto un nome di nicchia tra le startup della neurotecnologia. L’azienda con sede ad Austin ha annunciato di aver completato il primo impianto del proprio dispositivo su una paziente, entrando così in diretta competizione con Neuralink nel campo delle interfacce che collegano il cervello a un computer. Negli Stati Uniti, fino a poco tempo fa, la realtà fondata da Elon Musk non aveva veri rivali di pari livello. Adesso le cose cambiano.
Vale la pena fare una precisazione. La Cina, in realtà, porta avanti diversi progetti privati di portata simile, alcuni dei quali piuttosto avanzati. Ma sul fronte americano mancava un’alternativa solida, e Paradromics arriva proprio a colmare quel vuoto con il suo dispositivo chiamato Connexus.
Il primo impianto e la paziente coinvolta
L’intervento si inserisce in uno studio clinico approvato dalla FDA, l’ente regolatorio statunitense che vigila su farmaci e dispositivi medici. La prima partecipante è una donna del Michigan, colpita da una malattia del motoneurone che ha progressivamente eroso la sua capacità di parlare. Una condizione pesante, che toglie pian piano uno degli strumenti più basilari per restare in contatto con il mondo.
L’operazione, decisamente delicata, è stata eseguita presso la University of Michigan Health. Da qui parte un percorso lungo. La paziente verrà monitorata per i prossimi sei anni, un arco di tempo durante il quale i ricercatori avranno modo di valutare sia la sicurezza sia l’efficacia reale della soluzione. Non un test lampo, insomma, ma un’osservazione che si prende tutto il tempo necessario.
A cosa serve davvero la tecnologia
Il punto importante da chiarire è che il sistema non punta a guarire la malattia. Nessuna promessa di cura miracolosa. L’obiettivo è un altro e forse anche più concreto, ovvero offrire un nuovo canale di comunicazione a chi ha perso la voce a causa di gravi disabilità motorie. In sostanza ridare la parola, sfruttando i segnali del cervello.
Gli scopi, da questo punto di vista, ricalcano quelli che da tempo persegue anche l’azienda di Musk. Entrambe lavorano su tecnologie capaci di restituire la possibilità di esprimersi a persone che convivono con condizioni invalidanti. Cambia l’approccio tecnico, cambia il dispositivo, ma la direzione resta la stessa.
Con questo primo impianto su una paziente reale, Paradromics compie un passo che la porta dritta nel campo da gioco dominato finora da Neuralink. La sfida tra le due realtà americane delle interfacce cervello-computer è ufficialmente aperta, e i prossimi anni diranno quanto in là si potrà spingere la ricerca su Connexus.