Una traversata oceanica a bordo di un pallone a idrogeno è il tipo di impresa che sembra appartenere a un’altra epoca, eppure è accaduta davvero nel 2026. Il protagonista si chiama Atlantic Explorer e ha completato il suo viaggio in circa 70 ore, una cifra che diventa straordinaria se si pensa a cosa significhi attraversare l’oceano affidandosi soltanto a un gas più leggero dell’aria. Durante il tragitto l’equipaggio ha affrontato di tutto, temperature estreme, neve, ghiaccio e venti che cambiavano direzione senza preavviso. Alla fine, però, il pallone ce l’ha fatta, toccando terra il 7 giugno 2026 in Lussemburgo dopo essere partito dagli Stati Uniti.
A rendere questa storia degna di attenzione, anche a qualche giorno di distanza, è un dettaglio non da poco. Si tratta della prima traversata transoceanica realizzata esclusivamente con un pallone a gas alimentato a idrogeno, e del primo successo di questo genere dopo quasi vent’anni. Roba che capita una volta ogni generazione, insomma.
Chi c’era a bordo e quanta strada hanno fatto
Il viaggio è cominciato nella notte del 4 giugno da Presque Isle, una località nello stato americano del Maine. A bordo c’erano tre persone con esperienze molto diverse tra loro, il costruttore aerostatico Bert Padelt, l’ingegnere in pensione Peter Cuneo e l’esploratrice britannica Alicia Hempleman-Adams. Una squadra eterogenea, ognuno con il proprio ruolo in una missione che lasciava poco spazio all’improvvisazione.
Numeri alla mano, il volo è durato 70 ore e 11 minuti e ha coperto una distanza di 2.852 miglia nautiche. Un risultato che entra di diritto nella storia del volo in mongolfiera a gas, una disciplina che ha sempre attirato appassionati testardi e un po’ visionari. Per dare un’idea, parliamo di tre giorni interi passati sospesi nel vuoto, senza scali e senza la possibilità di tornare indietro una volta lasciata la costa.
Perché l’idrogeno cambia le regole del gioco
Qui sta il punto tecnico più interessante. Le tradizionali mongolfiere ad aria calda si reggono in quota grazie ai bruciatori a propano, ma per missioni di questo tipo non sono adatte, perché il combustibile finirebbe troppo in fretta. Il pallone a idrogeno funziona in tutt’altro modo. Sfrutta una cella sigillata riempita di idrogeno, e siccome questo gas è più leggero dell’aria che lo circonda garantisce una spinta costante senza bisogno di bruciare nulla durante il volo.
È proprio questa caratteristica a rendere la tecnologia così indicata per le traversate di lunga durata. Niente serbatoi da riempire, niente fiamme da alimentare, solo la fisica che fa il suo lavoro ora dopo ora. Una soluzione elegante, in fondo, che permette a un equipaggio di restare in aria per giorni senza preoccuparsi di esaurire le scorte. Ed è grazie a questo principio che Atlantic Explorer ha potuto affrontare un oceano intero contando soprattutto sulle correnti e sulla capacità dei tre a bordo di leggere il meteo e correggere la rotta quando serviva.