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Pagani Huayra R Evo Roadster: consegnata in Messico dopo tre anni

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Ci sono voluti tre anni di attesa, ma alla fine un collezionista messicano ha ricevuto la sua Pagani Huayra R Evo Roadster, la creazione più estrema mai uscita dalla Casa di San Cesario sul Panaro. Si tratta di un esemplare da 3,2 milioni di euro che non potrà nemmeno circolare su strada, perché è stato pensato esclusivamente per la pista. Il bolide nasce all’interno di Officina, la divisione speciale che il marchio modenese ha creato per offrire ai propri clienti una personalizzazione praticamente senza limiti.

In Officina ogni unità prende forma seguendo gusti e desideri di chi la commissiona, attraverso tre programmi studiati per esigenze diverse che si chiamano Puro, Rinascimento e Unico. Il fortunato proprietario della nuova Huayra è conosciuto su Instagram come Don Huayra e mostra ai suoi numerosi follower un garage che farebbe invidia anche a un pilota professionista. Oltre alle Pagani ci sono una McLaren F1, una introvabile McLaren F1 con High Downforce Kit, una McLaren Sabre, una Senna e una Speedtail. E poi ancora una Capricorn 01 Zagato, una Maserati MC20 Cielo e svariate Ferrari.

Dalla provocazione social alla consegna

Anche tra i collezionisti più facoltosi sono davvero pochi a poter vantare una Huayra R Evo Roadster. Questa in particolare si riconosce al primo sguardo per la carrozzeria argentata, gli elementi in carbonio lasciati a vista e i dettagli color turchese. L’idea è nata il 20 giugno 2023, mentre l’acquirente girava in pista al volante di una Pagani. Proprio in quell’occasione lanciò sui social una provocazione, chiedendo ai follower se non sarebbe stato bello avere una R in Messico.

Detto, fatto. Tre anni dopo quel messaggio l’hypercar è arrivata dall’Italia e il proprietario ha potuto finalmente calarsi nell’abitacolo sul circuito privato del Mexico Drive Resort, lontano dai riflettori. La presentazione ufficiale al pubblico è avvenuta invece il 24 ottobre 2026 durante il Pastejé Automotive Invitational, prestigioso evento automobilistico che si svolge sempre in Messico e che ha fatto da palcoscenico al debutto della vettura.

Un V12 aspirato e la firma di Horacio Pagani

Davanti agli ospiti sono caduti i veli su una supercar dalla configurazione unica nel suo genere, la sesta di una serie limitata a 35 esemplari. Porte a farfalla, un ampio alettone posteriore e un diffusore enorme che serve a tenere la macchina incollata all’asfalto. La grazia lascia spazio a un’impostazione decisamente più brutale, ma a Horacio si perdona tutto. Sotto la carrozzeria lavora un V12 aspirato da 6,0 litri sviluppato insieme a HWA, capace di erogare 900 CV a 8.750 giri/min e 770 Nm di coppia. Il regime massimo è fissato a 9.200 giri/min e con un peso di appena 1060 kg il risultato è un sound degno di un teatro dell’opera.

Dietro questo gioiello c’è la storia di Horacio Pagani. Il progettista argentino studiò disegno industriale all’Università di La Plata, nel sud di Buenos Aires, e nel 1975 si specializzò in ingegneria meccanica all’Università di Rosario. La passione per i marchi italiani lo spinse a seguire le orme del più grande di tutti, Enzo Ferrari. In patria riuscì ad aprire un’officina in periferia e insieme ad alcuni amici costruì una monoposto per partecipare al campionato ufficiale di F2. Più tardi si trasferì nel nostro Paese, lavorò in Lamborghini e poi cominciò a dare vita alle sue creature a partire dalla Zonda, trasformando i propri sogni in realtà.

Fonte: TecnoAndroid

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