Pacchi extra UE e doppia tassa: il governo ha deciso di tirare il freno. La misura italiana da 2 euro sulle spedizioni di basso valore non partirà il 1° luglio, come si temeva, ma slitta al 1° ottobre. Il Consiglio dei ministri ha messo nero su bianco quello che ormai era nell’aria da settimane, lasciando per il momento in campo solo il dazio europeo. In pratica il contributo italiano da 2 euro, pensato per le spedizioni sotto i 150 euro che arrivano da Paesi fuori dall’Unione Europea, non si sommerà subito al prelievo comunitario. La misura era stata introdotta con la legge di bilancio e aveva già subito un rinvio nei mesi scorsi. Adesso il calendario si allunga di nuovo, regalando al governo tre mesi di tempo per capire cosa farne.
Resta in vigore solo il dazio europeo da 3 euro
Il dazio europeo da 3 euro, invece, scatta regolarmente dal 1° luglio e resterà attivo fino al 1° luglio 2028. È stato pensato per mettere ordine nel boom degli acquisti online sulle grandi piattaforme come Temu, Shein e AliExpress, da cui partono ogni giorno valanghe di pacchi di poco valore. Tra tre anni dovrebbe entrare in funzione il nuovo sistema doganale europeo per l’e commerce, che cambierà di nuovo le carte in tavola.
Il numero che fa capire la portata del fenomeno arriva dalla Commissione: nel 2025 le importazioni legate all’e commerce hanno toccato quasi 5,9 miliardi di articoli. Una mole enorme, che spiega perché Bruxelles abbia voluto intervenire con uno strumento valido per tutti i Paesi membri.
Le pressioni della logistica e i conti dell’Erario
A spingere per il rinvio è stato soprattutto il mondo della logistica. Confetra aveva chiesto di cancellare del tutto la tassa italiana, sostenendo che stesse già spostando parte dei traffici verso altri Paesi europei. Il meccanismo è semplice da intuire: per aggirare il contributo nazionale, gli operatori possono far entrare la merce in un altro Stato dell’Unione e poi portarla su gomma fino al mercato italiano, approfittando delle regole del mercato unico.
Per chi compra online la differenza magari non si nota subito. Ma per le aziende italiane del settore significa meno lavoro, meno pratiche doganali e ricavi più bassi. Anche le casse pubbliche ci rimetterebbero, secondo le stime di Confetra: un saldo negativo di 25,5 milioni di euro nel solo periodo tra luglio e novembre, rispetto allo scenario in cui la tassa nazionale sparisse del tutto.
C’è poi un nodo che riguarda la tenuta giuridica della misura. Le regole doganali sono competenza dell’Unione Europea, non dei singoli Stati. Il prelievo italiano era stato contestato proprio per questo fin dall’inizio, perché va a toccare una materia già disciplinata a livello comunitario. E si affianca a un dazio europeo che punta esattamente allo stesso bersaglio, ossia l’arrivo massiccio di pacchi di basso valore dai marketplace fuori dall’Unione. Restano due strade davanti al governo. Se il contributo italiano verrà confermato, dal 1° ottobre tornerà il rischio concreto di una doppia imposizione sugli stessi acquisti. Se invece sarà cancellato, bisognerà trovare nuove coperture per le entrate già messe in conto dalla legge di bilancio.