Farmaci Glp-1 come l’Ozempic potrebbero fare bene anche alla salute riproduttiva degli uomini, oltre che alla bilancia. È quanto suggerisce una revisione sistematica presentata durante il congresso annuale della Società di Endocrinologia, Endo 2026, che apre uno scenario fino a poco tempo fa inesplorato. In sostanza questi medicinali, nati per far perdere peso, potrebbero aumentare i livelli di testosterone e migliorare la qualità del liquido seminale negli uomini che convivono con l’obesità.
Il punto di partenza è noto da tempo nella letteratura scientifica. Obesità e sovrappeso tendono a mandare in tilt l’equilibrio ormonale maschile, favorendo una condizione che gli specialisti chiamano ipogonadismo funzionale, cioè una produzione ridotta di testosterone. Le conseguenze non sono banali, perché si va dal calo del desiderio sessuale ai problemi di erezione, fino alla stanchezza cronica, alla perdita di massa muscolare e a una fertilità che ne risente.
Cosa hanno scoperto i ricercatori sulla fertilità maschile
Il lavoro è stato condotto da un gruppo della Warwick Medical School e degli University Hospitals Coventry and Warwickshire, nel Regno Unito. L’obiettivo era capire se i farmaci anti obesità avessero un impatto su questi meccanismi biologici. Sotto la lente sono finiti tre principi attivi in particolare, liraglutide, semaglutide e dulaglutide.
Gli studiosi hanno passato al setaccio le evidenze disponibili nelle banche dati PubMed e Cochrane Library, concentrandosi sugli studi clinici controllati e randomizzati che riguardavano uomini di età compresa tra i 18 e i 65 anni in trattamento con questi medicinali. Sono stati analizzati vari ormoni legati alla funzione riproduttiva, dal testosterone totale all’ormone luteinizzante, dall’ormone follicolo stimolante alla globulina legante gli ormoni sessuali, insieme alla qualità del liquido seminale e a indicatori metabolici come peso, indice di massa corporea, colesterolo e glicemia. Alla fine, di tutto il materiale raccolto, soltanto cinque studi rispondevano ai criteri fissati dai ricercatori.
Due di questi hanno mostrato che la somministrazione di Glp-1 naturale in uomini sani non cambiava granché i livelli medi di testosterone, Lh o Fsh. Un terzo lavoro, dedicato agli effetti della dulaglutide su persone sane, è arrivato più o meno alle stesse conclusioni, senza alterazioni rilevanti né degli ormoni né della funzione sessuale o del seme.
I risultati più interessanti sugli uomini con obesità
Le cose si fanno più interessanti quando si guarda agli uomini con obesità e ipogonadismo funzionale. In uno studio, 30 pazienti in sovrappeso e con bassi livelli di testosterone sono stati assegnati in modo casuale a un trattamento con liraglutide oppure a una terapia sostitutiva con testosterone, una delle strade più battute per affrontare il deficit ormonale maschile.
Dopo 16 settimane il quadro era chiaro. Chi aveva ricevuto la liraglutide mostrava un aumento del testosterone totale e delle concentrazioni di Lh e Fsh, oltre a indicatori generali di salute migliori rispetto a chi seguiva la terapia con testosterone. Discorso simile per il quinto studio, che ha seguito 25 pazienti con ipogonadismo funzionale e diabete di tipo 2, divisi sempre a caso tra semaglutide e terapia sostitutiva. Dopo 24 settimane il testosterone era salito in entrambi i gruppi, con un incremento appena più marcato tra chi assumeva l’ormone.
C’è però un dettaglio che ha attirato l’attenzione. Nei pazienti trattati con l’agonista Glp-1 è stata rilevata una migliore qualità del liquido seminale. La percentuale di spermatozoi con una morfologia adeguata è passata dal 2 per cento di inizio studio al 4 per cento alla fine dell’intervento.
Davanti a questi numeri gli autori scrivono che gli agonisti del recettore Glp-1 potrebbero migliorare gli ormoni riproduttivi e i parametri del seme negli uomini con obesità e ipogonadismo, soprattutto quando c’è di mezzo un calo di peso. Restano però parecchie cautele. I ricercatori sottolineano che le evidenze sono ancora limitate, perché gli studi presi in esame coinvolgono pochi pazienti e differiscono parecchio tra loro per farmaci usati, dosaggi e tempi di osservazione. Per questo invocano studi clinici randomizzati più ampi, pensati apposta per misurare gli effetti di questi trattamenti sulla salute riproduttiva degli uomini.