OnePlus 15 comincia a ricevere il supporto ad AirDrop, e la cosa fa rumore perché significa che il muro tra mondo Android e mondo Apple sta diventando sempre più sottile. Il colosso cinese ha avviato il roll-out della funzione sul suo ultimo top di gamma, una novità che Google aveva già confermato nei giorni scorsi e che adesso, nelle ultime ore, i primi utenti hanno iniziato a vedere comparire sui propri dispositivi. Come accade praticamente sempre in questi casi, la distribuzione va avanti per gradi, quindi non tutti troveranno subito la nuova opzione a portata di mano.
Come funziona davvero il dialogo tra Android e Apple
Chi ha seguito la vicenda con un minimo di attenzione lo sa già: tutto passa dal “classico” Quick Share di Android. Google è riuscita a far parlare i suoi dispositivi con quelli di Apple, a patto però che questi ultimi siano impostati come visibili e rilevabili da tutti. Non è una novità assoluta, l’azienda di Mountain View aveva trovato questo “hack” già lo scorso anno, ma sta andando avanti con una calma quasi esasperante. Prima la funzione era arrivata solo sui Pixel di ultima generazione, poi piano piano si è allargata ai dispositivi di altri produttori, sempre però limitandosi a modelli ben precisi, di solito di fascia alta o proprio top di gamma.
Il punto è che AirDrop non è una semplice questione di software. Serve anche dell’hardware specifico, capace di gestire certi protocolli e funzionalità di comunicazione. Né Google né tantomeno Apple hanno svelato i dettagli più nascosti del meccanismo, ma il sospetto è che siano coinvolti modem, chip per la comunicazione wireless a corto raggio e magari anche il SoC. Tradotto: è difficile che questa diventi una funzione universale su tutti gli smartphone Android. Oltre a OnePlus 15, comunque, anche diversi modelli prodotti da Oppo e Vivo stanno ricevendo la stessa compatibilità.
Aggiornamenti lato server e integrazione tra ecosistemi
C’è poi un aspetto interessante sul modo in cui la funzione viene attivata. Stando alle informazioni disponibili, l’abilitazione avviene principalmente tramite aggiornamenti lato server. Vuol dire che molti utenti potrebbero ritrovarsi il supporto attivo senza dover per forza installare un aggiornamento completo del sistema operativo. Non è escluso, però, che servano comunque versioni più recenti di alcuni componenti software legati a Quick Share e ai servizi Google.
Questa espansione della compatibilità è un altro passo verso una maggiore integrazione tra ecosistemi che, fino a poco tempo fa, viaggiavano su binari completamente separati. Per anni condividere un file tra un iPhone e un telefono Android era una piccola odissea, fatta di app di terze parti e soluzioni più o meno macchinose. Adesso le cose stanno cambiando, anche se a piccoli passi e con una selezione di dispositivi ancora piuttosto ristretta.