C’è una novità in One UI 9 che Samsung non ha sbandierato sul palco, e che pure vale molto più di tante funzioni appariscenti: una modifica al menu di accensione pensata per rendere la vita difficile ai ladri di smartphone. Niente di vistoso, nessun annuncio in pompa magna. Solo un piccolo cambiamento che salta all’occhio soltanto nel momento peggiore, cioè quando qualcuno prova a rubare il telefono.
Cosa è cambiato davvero nel menu di accensione
Aprendo il menu di accensione su un dispositivo Galaxy con One UI 9 si ritrovano sempre le stesse quattro voci: spegnimento, riavvio, chiamata di emergenza e informazioni mediche. Fino a qui nulla di nuovo. Il punto interessante arriva quando si esce da quel menu. Prima il telefono riportava alla schermata che si stava usando. Adesso invece salta dritto alla schermata di blocco.
In pratica, nel momento esatto in cui qualcuno richiama quel menu, il telefono si blocca. Niente PIN, niente accesso, fine della storia. È una di quelle cose che nessuno noterebbe mai, a meno di trovarsi nella situazione sbagliata.
Perché un dettaglio così piccolo è passato inosservato
One UI 9, costruito su Android 17, in superficie è un aggiornamento leggero, soprattutto se messo accanto al ben più ricco One UI 8.5. Le note relative alla sicurezza non sono finite nella lista degli annunci principali, e così questa modifica è scivolata via senza che quasi nessuno se ne accorgesse. Il cambiamento è comparso con la build arrivata questa settimana sulla serie Galaxy S26. Non è ancora chiaro, però, se sia approdato già con la prima beta oppure con la seconda.
Vale la pena fermarsi un attimo sul perché conta più delle funzioni vistose. Immaginate il classico furto al volo: qualcuno afferra il telefono mentre è ancora sbloccato e prova subito a spegnerlo, così da renderlo non tracciabile. Quel tentativo di spegnimento è esattamente il momento che One UI 9 ora blocca, perché aprire il menu equivale a bloccare il dispositivo in uscita.
Una vittoria silenziosa che vale più degli effetti speciali
Samsung non è la prima ad arrivarci. Apple già da tempo richiede un codice o il riconoscimento del volto prima che un iPhone si spenga del tutto, e Google nell’ultimo anno ha lavorato parecchio per irrobustire Android contro i furti, con un sistema di protezione a più livelli. Resta il fatto che una funzione capace di proteggere i dati nell’istante stesso in cui il telefono lascia la mano del proprietario pesa molto di più dell’ennesimo strumento di intelligenza artificiale destinato a essere aperto due volte e poi dimenticato.
