Gli occhiali smart Meta sono finiti nel mirino di un collettivo di attivisti a Londra, e la questione ruota tutta attorno a una parola che ormai pesa parecchio: privacy. Le fotocamere, del resto, sono ovunque. Quelle degli smartphone non fanno più notizia da un pezzo, ma adesso le ritroviamo nelle auto di ultima generazione, nei sistemi di sorveglianza domestica e, appunto, negli occhiali intelligenti. Ed è proprio su questi ultimi che si è acceso un dibattito piuttosto vivace, arrivato fin qui da oltre la Manica.
Il punto è semplice quanto scomodo. Le tecnologie più recenti sono talmente discrete da risultare quasi invisibili. Nessuno se ne accorge. E allora la domanda che comincia a girare con una certa insistenza è questa: come si tutela chi finisce davanti all’obiettivo senza rendersene conto? La privacy delle persone comuni, quelle che passano per strada e magari vengono riprese senza saperlo, diventa il vero nodo della faccenda.
La campagna di Everyone Hates Elon e il riferimento a They Live
A portare tutto sotto i riflettori ci ha pensato il collettivo Everyone Hates Elon, che ha sostituito alcune pubblicità alle fermate degli autobus londinesi con dei falsi manifesti dedicati proprio agli occhiali di Meta. E qui va detto che l’operazione è studiata nei minimi dettagli. Da una certa angolazione si vede quella che sembra una normale campagna pubblicitaria con Kylie Jenner. Poi ci si sposta di lato e il volto cambia. Diventa una figura inquietante in bianco e nero, mentre lo slogan si trasforma in “Meta: We’re always watching”, cioè “Meta: vi stiamo sempre osservando”.
Il rimando è chiaro. Si tratta di un omaggio a They Live, film cult del 1988 in cui degli occhiali speciali permettevano di leggere i messaggi nascosti dietro la pubblicità. Gli attivisti vogliono attirare l’attenzione sui rischi legati ai dispositivi dotati di fotocamera e intelligenza artificiale, e non sono affatto gli unici a nutrire preoccupazioni su questo fronte. Il proliferare di questi prodotti sta spaventando in molti.
Le mosse di Meta tra rumor e nuove protezioni
A rendere il quadro più teso ci pensano i rumor. Pare che Meta stia sperimentando modelli capaci di spingersi ben oltre, con la possibilità di registrare in modo continuativo audio e video per alimentare nuove funzioni basate sull’AI. Un’ipotesi che, se confermata, farebbe salire ulteriormente il livello del dibattito.
C’è poi il capitolo delle modifiche ai modelli in circolazione, un fenomeno che però dovrebbe avere vita breve. L’azienda ha da poco annunciato un aggiornamento pensato per impedire l’uso della fotocamera nel caso in cui venga manomesso il LED che segnala la registrazione. Una mossa che farà piacere a molti, certo. Ma difficilmente basterà a placare chi negli occhiali smart vede una minaccia concreta per la privacy di tutti, non solo di chi li indossa. La sensazione, insomma, è che la discussione sia appena cominciata e che il piccolo LED spia difficilmente riuscirà, da solo, a mettere tutti d’accordo.