La Nuclear Regulatory Commission ha deciso di mettere mano alle regole sull’esposizione alle radiazioni, ma il risultato è ben lontano dalla rivoluzione che molti si aspettavano. La settimana scorsa, poco prima della pausa americana per il 4 luglio, l’agenzia che vigila sul nucleare negli Stati Uniti ha proposto una nuova norma che tocca uno dei pilastri storici della regolamentazione. In pratica, addio (quasi) allo standard noto come ALARA, ovvero “as low as reasonably achievable”, cioè mantenere l’esposizione più bassa possibile entro limiti ragionevoli.
L’amministrazione Trump spinge da tempo per far ripartire la costruzione delle centrali nucleari sul territorio statunitense, e i sostenitori del settore hanno spesso puntato il dito contro le regole attuali, dipinte come il vero ostacolo alla crescita dell’industria. Sembrava quindi in arrivo una revisione profonda. Invece la proposta della NRC finisce per confermare la scienza che sta alla base delle regole in vigore, limitandosi a dire che il problema, semmai, è nella vaghezza dei termini usati fino a oggi. Il segnale più eloquente di quanto siano modeste queste modifiche sta nei numeri: l’agenzia stima un risparmio per il settore, non solo energetico ma anche medico e della ricerca, di appena 9,5 milioni di dollari l’anno, circa 8,8 milioni di euro.
Cosa significano LNT e ALARA
Al centro della questione ci sono due sigle tecniche. La prima è LNT, che sta per “linear non-threshold”, ovvero lineare senza soglia. Riguarda una domanda semplice: esiste un livello di radiazione così basso da non produrre più effetti biologici dannosi? Il “senza soglia” risponde di no, e lo fa appoggiandosi alla biologia. Anche una singola particella o un singolo fotone possono danneggiare il DNA, e i meccanismi con cui le cellule riparano quei danni sono per loro natura soggetti a errori. Il termine “lineare” indica invece che l’effetto delle radiazioni cresce in modo direttamente proporzionale alla dose.
Nonostante basi biologiche solide, il modello LNT è difficile da dimostrare nel mondo reale. Le persone sono esposte a moltissimi fattori che influiscono sullo sviluppo dei tumori, comprese le radiazioni naturali. Isolare l’impatto di una piccola dose aggiuntiva è complicato, e gli effetti delle esposizioni bassissime non sono mai stati dimostrati in modo definitivo. C’è poi chi ha spinto per la cosiddetta ormesi, secondo cui piccole dosi favorirebbero addirittura la riparazione cellulare dei danni. Le prove sono ancora più scarse, e quando durante il primo mandato Trump fu chiesto alla NRC di adottarla, la richiesta venne respinta.
Accettato il modello LNT, la NRC aveva scelto standard di esposizione riuniti sotto ALARA. Il problema è tutto nella parola “ragionevole”, che pesa moltissimo pur restando soggettiva. I critici sostengono che questo abbia innescato una rincorsa infinita: limiti ragionevoli che portano a cercare modi per abbassarli ancora, spesso senza valutare i costi. E qui l’agenzia ammette le difficoltà, riconoscendo che il criterio di ragionevolezza si è trasformato nell’aspettativa che, se esiste un modo per ridurre la dose, vada applicato senza pensarci troppo.
Cosa cambia davvero
Il punto chiave è che il modello LNT resta al suo posto. La NRC scrive che non esiste al momento un modello alternativo, supportato dal consenso e pronto per la regolamentazione, che possa sostituirlo. E lo fa nonostante Trump avesse firmato un ordine esecutivo che definisce LNT privo di solide basi scientifiche e portatore di risultati irrazionali. L’agenzia lo tiene in vita anche dopo aver ricevuto l’ordine esplicito di riconsiderarlo.
Con LNT intatto, resta in piedi anche il fondamento scientifico di ALARA. Le nuove regole si limitano quindi a chiamarlo in un altro modo. La NRC propone di togliere i riferimenti al principio ALARA dalle sue norme, sostituendolo con un approccio graduale e meno soggettivo per gestire le dosi sotto i limiti di legge. Si parte da un livello in cui gli effetti delle radiazioni sono evidenti e si fissano soglie inferiori, con misure via via più severe man mano che l’esposizione cresce. Il linguaggio, va detto, resta un po’ confuso, dato che LNT nega l’esistenza di soglie ma la regolamentazione continua a basarsi su soglie. Il resto delle modifiche riguarda soprattutto l’aggiornamento delle regole sugli strumenti per monitorare l’esposizione, ora obsolete rispetto ai progressi della tecnologia.
I conti alla mano
Al di là della confusione, una cosa è chiara: questi cambiamenti non produrranno il boom del nucleare che l’amministrazione si aspettava. Chi è già in regola resterà tale senza dover fare nulla, e le modifiche avranno senso solo per chi pensa di risparmiare qualcosa adottandole. Ma quel risparmio, come detto, è minimo. Anche immaginando che i 9,5 milioni di dollari vadano tutti alle centrali e derivino solo dall’abbandono di ALARA, spalmati sulle 57 centrali nucleari statunitensi restano poco più di EUR 131.406 a impianto all’anno, intorno ai 140.000 euro. Chi vedeva in ALARA la radice di tutti i mali del settore avrà di che gioire per la sua eliminazione. Ma resterà deluso nello scoprire che le sue basi scientifiche restano intatte, e che il quadro normativo cambierà pochissimo.