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Nolla Health, in Utah l’IA può prescrivere farmaci contro l’acne

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In Utah un software di intelligenza artificiale può ora esaminare il volto di un paziente e decidere se prescrivere un farmaco contro l’acne. È la prima volta che un medico artificiale ottiene la possibilità concreta di firmare una ricetta. A portare avanti l’esperimento è Nolla Health, una startup sanitaria che lavora soprattutto sulla cura della pelle e sui trattamenti dermatologici.

Per anni l’idea di un robot capace di curare le persone è rimasta confinata alla fantascienza. Basta pensare a Baymax di Big Hero 6 oppure ai chirurghi meccanici di Star Wars che rinchiudono Anakin Skywalker dentro la celebre armatura nera di Darth Vader. Oggi qualcosa di simile, anche se molto meno spettacolare, è arrivato davvero grazie a un servizio in abbonamento che costa circa 4 euro al mese.

Nolla Health: come funziona la diagnosi affidata all’algoritmo

Il meccanismo è piuttosto semplice. Chi si iscrive usa un’app per scansionare il proprio viso e compila alcuni moduli con la propria storia clinica. A quel punto il sistema analizza l’immagine e assegna un punteggio di gravità del disturbo. Se la scansione e le informazioni mediche lo giustificano, il paziente riceve una prescrizione scelta da un elenco di otto trattamenti approvati.

Il programma pilota dovrebbe durare un anno ed è suddiviso in tre fasi. Nella prima le prime 100 ricette passeranno sotto gli occhi di un medico abilitato prima di arrivare in farmacia. Se tutto filerà liscio, nella seconda fase l’intelligenza artificiale potrà seguire in piena autonomia 400 pazienti, con un medico chiamato a rivedere ogni settimana le decisioni del software. La terza tappa prevede invece un controllo mensile da parte del medico su almeno il 10% delle prescrizioni emesse.

Un dettaglio curioso riguarda il percorso autorizzativo. Michelle McOmber, amministratrice delegata della Utah Medical Association, ha chiarito che Nolla Health non aveva bisogno del via libera dell’associazione per avviare la sperimentazione. “Non abbiamo mai parlato con loro”, ha spiegato. L’Office of AI Policy, l’ufficio del Dipartimento del Commercio dello Utah che ha il compito di orientare politiche responsabili sull’intelligenza artificiale, ha avuto soltanto una breve conversazione con l’attuale presidente dell’associazione, che è un dermatologo. Lo stesso ufficio ha poi chiesto a una sottocommissione dello Utah Medical Licensing Board di esaminare il piano e di commentarlo.

Perché i medici chiedono di andare più piano

Per McOmber questo utilizzo “molto limitato e molto specifico” della tecnologia è accettabile, ma l’associazione “al momento non sarebbe favorevole a usarla per qualcos’altro, così com’è”. Una posizione che riflette un sentimento diffuso nel settore. Diversi studi indicano che medici, chirurghi e professionisti della salute mentale sono tra le figure meno esposte al rischio di essere sostituite dalle macchine. Eppure molti operatori sanitari considerano inevitabile l’ingresso dell’AI in medicina, sia come strumento di supporto ai medici sia per compiti più semplici, come riconoscere l’acne o altri problemi della pelle.

Alcuni di loro, però, pensano che le cose stiano correndo troppo. “Crediamo che si stia cercando di andare troppo veloci nell’uso e nella dipendenza dall’AI in sanità“, ha detto McOmber, aggiungendo che la tecnologia, intesa come strumento, può aiutare i medici in modi diversi e che verrà usata, anzi dovrebbe esserlo.

Secondo la dirigente il medico in carne e ossa deve restare sempre coinvolto nell’assistenza, che si tratti di firmare una ricetta o di visitare un paziente per arrivare a una diagnosi. Nella sua forma attuale l’intelligenza artificiale rende al meglio in attività semplici come raccogliere informazioni utili e ricostruire la storia clinica di chi chiede aiuto. “Le decisioni sulla cura devono spettare in ultima analisi al medico, in accordo con il paziente”, ha sottolineato McOmber. “Se usata in modo inappropriato, l’AI può essere molto pericolosa in ambito sanitario”.

Fonte: TecnoAndroid

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