No tengo miedo è arrivata dritta al primo posto in Messico e in altri diciotto Paesi, e la cosa curiosa è che dietro questa serie messicana appena sbarcata su Netflix c’è un romanzo italiano che ha venduto oltre 300.000 copie. Un mix che funziona, a giudicare dai numeri, e che porta sullo schermo una storia di rapimento vista attraverso gli occhi di un bambino.
L’ambientazione scelta è quella dei Mondiali del 1986, un dettaglio che dice già molto sul clima che si respira. Del resto stiamo vivendo in questi giorni gli effetti che un Mondiale ha su una società appassionata di calcio. Le strade si svuotano nei giorni delle partite, la gente si stringe attorno alla squadra, le celebrazioni finiscono per sfuggire di mano. È dentro questo tipo di contesto che si muove la vicenda.
La trama di No tengo miedo
Il protagonista è Miguel, un bambino di dieci anni che vive a Veracruz. Gli amici lo sfidano a esplorare una casa abbandonata della zona e lì dentro trova qualcosa che non si aspettava. Non una strega, non un fantasma, ma un ragazzino della sua età, rapito e tenuto ammanettato in un angolo. Il piccolo Felipe arriva da una famiglia benestante, e gli uomini del paese vogliono approfittarne. Miguel, insieme ai suoi amici, proverà ad aiutarlo.
Al di là del rapimento, che resta comunque il perno della storia, quello che conta davvero è come nasce l’amicizia tra i due bambini. In circostanze tanto strane, due ragazzini piccoli dimostrano di avere più etica e più morale degli adulti che li circondano. La miniserie è composta da 6 episodi e nel cast figurano Luis Alberti, Fátima Molina e Yoshira Escárrega. La data di uscita è l’8 luglio 2026.
Dal romanzo italiano alla serie messicana
La storia non è tratta da fatti realmente accaduti, ma da un romanzo italiano del 2001 scritto da Niccolò Ammaniti. Nelle sue pagine siamo nel 1978 e un bambino di un piccolo paese del sud Italia scopre che suo padre, insieme ad altri vicini, ha rapito il figlio di una famiglia ricca del nord.
Il sequestro è l’asse centrale del racconto, ma non è l’unico tema toccato. Essendo ambientato negli Anni di piombo italiani, il libro porta con sé una forte carica sociale. Parla di estremismi politici e terrorismo, oltre che della realtà di famiglie italiane che hanno attraversato dure condizioni economiche. Il contesto della miniserie non è lo stesso, ma il passaggio dall’altra parte dell’oceano avviene con naturalezza.
Il successo del libro è stato notevole. In Italia ha superato le 300.000 copie vendute e nello stesso anno della pubblicazione ha ricevuto il Premio Viareggio per la narrativa. Questa buona accoglienza ha spinto a portarlo sul grande schermo nel 2003, sempre con il titolo Io non ho paura, per la regia di Gabriele Salvatores, con un buon percorso a livello internazionale.
Ora su Netflix è disponibile questa nuova versione sotto forma di miniserie, spostata a Veracruz, che riprende l’ossatura del romanzo e la cala in un contesto diverso senza perdere la sua anima. Il risultato, almeno per quanto riguarda i numeri, è quello di un titolo capace di arrivare in cima alle classifiche in quasi venti Paesi.