I no-fibra erano forse l’unica categoria che mancava all’appello, eppure ecco che pure loro si fanno avanti. A Fondi, in provincia di Latina, alcuni armadi stradali della rete in fibra ottica sono finiti nel mirino di un gruppo che ha deciso di prendersela con le infrastrutture, accusandole di emettere presunte radiazioni dannose per la salute. Un copione che ricorda da vicino quello già visto con il 5G, ma stavolta il bersaglio è la connessione via cavo.
Cosa è successo a Fondi
I fatti raccontano di vandalismi mirati su alcune colonnine stradali, quelle che servono a distribuire il segnale della fibra ottica verso le abitazioni e le attività della zona. Non si è trattato però di semplici atti di teppismo fine a sé stesso. Accanto agli armadi danneggiati sono comparsi infatti dei cartelli, con tanto di accuse precise: la rete, secondo chi li ha affissi, sarebbe responsabile di emissioni nocive per la salute delle persone.
Il problema è che si tratta di una convinzione priva di qualsiasi fondamento tecnico. La fibra ottica trasporta i dati attraverso impulsi di luce che viaggiano all’interno di sottilissimi filamenti di vetro. Non c’è alcuna trasmissione di onde radio verso l’esterno, nessun campo elettromagnetico paragonabile a quello di un’antenna mobile. Gli armadi stradali, in pratica, sono poco più che punti di smistamento del segnale luminoso. Parlare di radiazioni in questo contesto non ha alcun senso dal punto di vista scientifico.
Un fenomeno che si ripete
Quello dei no-fibra è un capitolo che si aggiunge a una lista già piuttosto lunga. Negli anni scorsi era toccato alle antenne del 5G diventare il simbolo di paure e teorie del complotto, con episodi di sabotaggio registrati in diverse parti d’Italia e d’Europa. Adesso la stessa diffidenza sembra essersi spostata su un’infrastruttura che, paradossalmente, è tra le più innocue che esistano sul fronte delle emissioni. Il danno, in casi come questo, non è soltanto teorico. Ogni colonnina manomessa significa potenziali disservizi per chi vive in quella zona, interruzioni della connessione e costi di riparazione che ricadono sull’intera collettività. Famiglie, aziende e uffici che dipendono dalla rete per lavorare, studiare o semplicemente restare in contatto rischiano di pagare le conseguenze di una paura senza basi reali.
C’è poi un aspetto culturale che pesa parecchio. La diffusione di queste teorie viaggia spesso più veloce delle smentite, alimentata da messaggi che girano sui social e da una sfiducia generalizzata verso tutto ciò che è tecnologico. I cartelli affissi a Fondi sono l’ennesima dimostrazione di come basti poco perché un’informazione errata si trasformi in azione concreta, fino al punto di danneggiare beni che servono a tutti. Gli armadi stradali della fibra continueranno comunque a moltiplicarsi sul territorio, perché la diffusione della banda ultralarga procede e gli investimenti in questo settore non si fermano. Il rischio è che episodi del genere possano ripetersi, magari altrove, ogni volta che qualcuno decide di credere alla versione delle radiazioni nocive piuttosto che a quella, decisamente più noiosa, della fisica e della tecnologia.