Blue Origin ha ottenuto il via libera dalla Federal Aviation Administration per riprendere i lanci del suo vettore New Glenn, dopo circa un mese di stop forzato. Una notizia che chiude un periodo parecchio turbolento per l’azienda aerospaziale fondata da Jeff Bezos, rimasta con i razzi a terra in seguito al parziale fallimento dell’ultima missione. Adesso si può finalmente voltare pagina e iniziare a preparare il prossimo volo.
Cosa era successo durante la terza missione di New Glenn
Per capire il contesto, bisogna tornare indietro ad aprile, quando New Glenn aveva affrontato la sua terza missione. C’era anche un motivo per essere ottimisti: per la prima volta in assoluto, il primo stadio del razzo era stato riutilizzato con successo. Un traguardo notevole per Blue Origin, che sulla riusabilità sta puntando parecchio. Peccato che le cose si siano complicate subito dopo, nelle fasi successive del volo.
Il carico utile trasportato era un satellite della compagnia AST SpaceMobile, che però è stato rilasciato in un’orbita completamente sbagliata: troppo bassa, anomala, praticamente inutilizzabile. Da quella quota non c’era modo di recuperare la situazione, e il satellite è finito per rientrare nell’atmosfera in modo distruttivo. Perso. Un errore che ha avuto conseguenze immediate e pesanti.
L’indagine e la causa del malfunzionamento
Dopo l’incidente, la FAA non ha perso tempo: stop immediato a tutti i voli di New Glenn e avvio di un’indagine approfondita. L’obiettivo era capire esattamente cosa fosse andato storto e, soprattutto, evitare che potesse ripetersi. Blue Origin ha collaborato agli accertamenti tecnici, che sono stati supervisionati direttamente dall’agenzia di controllo americana.
E la causa adesso è chiara. Gli ingegneri hanno individuato una perdita criogenica che ha provocato il congelamento di una conduttura idraulica. Questa anomalia termica si è verificata poco prima dell’accensione del secondo stadio del vettore, in una fase delicatissima del volo. Il risultato? Uno dei motori BE-3U non è riuscito a erogare la spinta necessaria, e il razzo non ha potuto raggiungere la traiettoria prevista. Da lì, l’orbita sbagliata e la perdita del satellite.
Blue Origin può guardare avanti
Con l’autorizzazione della FAA ora in tasca, Blue Origin può finalmente concentrarsi sui preparativi per la prossima missione di New Glenn. Il periodo di incertezza è stato lungo e tutt’altro che indolore, ma l’identificazione precisa del problema rappresenta un passaggio fondamentale. Sapere che il malfunzionamento era legato a una specifica perdita criogenica, e non a un difetto di progettazione più ampio, permette all’azienda di intervenire in modo mirato.