New Glenn, il vettore sviluppato da Blue Origin, è stato completamente distrutto da una devastante esplosione durante quello che doveva essere un semplice test di routine. In pochi secondi un bagliore accecante ha illuminato a giorno i cieli della Florida, e le ripercussioni sul calendario delle prossime missioni si fanno già sentire. È successo giovedì sera, alla base spaziale di Cape Canaveral, mentre tutto sembrava procedere come previsto.
L’incidente è arrivato nel bel mezzo di una prova di accensione statica dei motori. Un test piuttosto classico, di quelli che si eseguono a terra prima di dare il via libera a una missione vera. In questo caso, il superamento della prova avrebbe dovuto sbloccare il quarto volo ufficiale del vettore. Le cose, però, sono andate diversamente.
Cosa è successo durante il test a terra
La buona notizia, se così si può dire, è che attorno alla rampa di lancio non c’era nessuno. L’approccio di Blue Origin resta fortemente votato alla sicurezza, e nei pressi del launchpad durante questo tipo di operazioni non viene mai lasciato personale. La conferma è arrivata sia dai vertici dell’azienda fondata da Jeff Bezos sia dalle autorità della Space Force, che hanno ribadito come nessuno dei presenti sia rimasto coinvolto. Nessun ferito, dunque, nonostante la violenza dell’esplosione.
E violenta lo è stata davvero. I primi filmati che hanno iniziato a circolare mostrano scene piuttosto impressionanti: il crollo di una delle torri di protezione dai fulmini e danni strutturali importanti alla rampa, il Launch Complex 36. Un dettaglio non da poco, visto che si tratta dell’unica struttura attualmente attrezzata per gestire questo specifico modello di vettore.
Le conseguenze sul calendario dei lanci
Proprio qui sta il problema più grande. Avere a disposizione una sola rampa adatta al New Glenn significa che ogni danno serio alla struttura rischia di bloccare l’intero programma. Finché il Launch Complex 36 non tornerà operativo, difficile immaginare nuovi tentativi di volo nel breve periodo. La distruzione del vettore, sommata ai danni alla piattaforma, mette quindi in pausa i piani che avrebbero dovuto portare alla quarta missione ufficiale.