Una frase rimasta scolpita nella memoria di un’attrice racconta meglio di tante altre la disciplina ferrea che regnava sul set di NCIS. A pronunciarla fu Mark Harmon, per anni volto di Leroy Jethro Gibbs, capo del Servizio Investigativo Criminale della Marina. Il senso era diretto e poco rassicurante: erano loro, e non i medici, a stabilire quando un attore poteva considerarsi davvero malato.
Stiamo parlando di una serie che lo scorso maggio ha salutato la sua ventitreesima stagione e che ha già la ventiquattresima assicurata per il prossimo autunno. Un traguardo che da solo basta a spiegare quante storie, retroscena e piccoli aneddoti si siano accumulati in tutto questo tempo. Molti di questi sono venuti a galla grazie al podcast Off Duty: An NCIS Rewatch, andato avanti per 25 episodi nel 2024 e condotto da due tra i volti più amati della serie, Cote de Pablo e Michael Weatherly. Un appuntamento in cui ospiti e colleghi rivangavano momenti mai raccontati prima.
Quel giorno di malattia che non andava preso
In una di quelle puntate, con Sean Murray ospite, l’attrice che interpreta Ziva David ha tirato fuori un episodio piuttosto imbarazzante vissuto proprio con Harmon durante le riprese della terza stagione. Tutto nacque da un’influenza pesante. “Ho imparato a non prendermi un giorno di malattia. Sono stata molto, molto male nella stagione 3 e ho dovuto chiamare il dottor Pat”, ha raccontato ai colleghi. Il medico in questione, una specie di leggenda interna, andò a casa sua, la trovò con la febbre alta e le disse chiaro e tondo che non poteva andare al lavoro.
E lei, ingenuamente, gli diede retta. “Ho commesso il grave errore di restare a casa”, ha ricordato. Risultato: le mandarono comunque un’auto, la portarono sul set e lì Harmon si avvicinò. Modi cortesi, ma tono severissimo. Le spiegò che doveva presentarsi e che a decidere quando era malata erano loro, o qualcosa di molto simile.
Dietro questa rigidità c’è una logica produttiva precisa. Le riprese degli episodi si programmano con largo anticipo e l’assenza di un attore può mandare all’aria intere scene o costringere a stravolgere il piano di lavorazione all’ultimo momento. “Fu più o meno così: vieni sul set e poi decidiamo come gestire la cosa. Non credo di essermi più ammalata, tra l’altro. Credo che mentalmente quelle parole abbiano avuto un certo effetto su di me”, ha aggiunto Cote de Pablo.
C’è anche una riflessione più profonda sul peso che ogni interprete porta sulle spalle. “Quando ci pensi, chiunque può fare un lavoro, meglio o peggio. Ma nessuno può interpretare McGee o DiNozzo. Nessuno può sostituire questi personaggi. Quindi dovevi sempre esserci, e questo comporta moltissima pressione”, ha spiegato l’attrice.