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Nel 1965 un astronauta della NASA riuscì a portare in orbita qualcosa che nessuno aveva previsto di trovare a bordo di una capsula spaziale, cioè un panino al pastrami nascosto con cura prima del lancio. Il protagonista di questo episodio, rimasto tra i più curiosi della storia dell’esplorazione spaziale americana, fu John Young, membro dell’equipaggio della missione Gemini III. Quello che a prima vista può sembrare uno scherzo innocente finì per avere conseguenze molto concrete, tanto da spingere l’agenzia a fissare nuove regole su cosa fosse permesso trasportare oltre l’atmosfera.
Il gesto di Young, compiuto senza avvisare nessuno, aveva un aspetto quasi goliardico. Un semplice panino con carne infilato tra l’equipaggiamento ufficiale di una missione spaziale rappresentava però un’eccezione difficile da ignorare per un’organizzazione abituata a pianificare ogni dettaglio. Proprio per questo la vicenda non rimase confinata nell’aneddotica e approdò ai piani più alti dell’agenzia spaziale.
Il panino della Gemini III e la reazione dei vertici NASA
La storia è ricostruita negli archivi dell’Ufficio Storico della NASA, che conserva memoria di come i vertici reagirono a quella piccola trasgressione. A muoversi in prima persona fu l’amministratore James Webb, cioè la figura al vertice dell’intera agenzia, che non prese affatto alla leggera l’iniziativa dell’astronauta. Webb esercitò infatti pressioni su Robert Gilruth, all’epoca direttore del Manned Spacecraft Center, il centro dedicato ai voli con equipaggio umano.
La richiesta era chiara. Gilruth doveva redigere un rapporto ufficiale con l’obiettivo di sanzionare John Young per aver introdotto di nascosto il panino al pastrami a bordo della capsula. Non si trattava quindi di un semplice richiamo verbale o di una battuta tra colleghi, ma di un passaggio formale che coinvolgeva direttamente la catena di comando dell’agenzia.
Il fatto che a interessarsi della questione sia stato proprio l’amministratore della NASA dice molto sul peso che l’episodio assunse. Una vicenda nata attorno a un alimento apparentemente banale si trasformò in un caso da gestire con documenti e procedure, coinvolgendo due dei nomi più importanti dell’organizzazione in quegli anni.
Dalle polemiche alle nuove regole sul cibo nello spazio
L’episodio della missione Gemini III non si chiuse con il rapporto richiesto da Webb. La trovata di Young ebbe infatti un effetto più duraturo, perché portò l’agenzia a introdurre nuove regole su ciò che gli astronauti potevano portare con sé durante i voli. Da quel momento il contenuto di una capsula non poteva più dipendere dall’iniziativa personale di chi saliva a bordo.
In pratica quel panino al pastrami finì per diventare una specie di caso di scuola. Un oggetto non autorizzato, per quanto piccolo e apparentemente innocuo, aveva dimostrato che i controlli su quanto veniva caricato nella navicella potevano essere aggirati. La risposta della NASA fu quella di stabilire con maggiore precisione cosa fosse ammesso e cosa no, così da evitare che episodi simili si ripetessero nelle missioni successive.
Il nome di John Young resta così legato anche a questa curiosa pagina della storia dei voli spaziali, nata da un gesto compiuto di nascosto e finita sul tavolo di Robert Gilruth sotto forma di richiesta di sanzione arrivata direttamente da James Webb.
Fonte: TecnoAndroid


