Le multe ai turisti a Shibuya sono diventate realtà, e il governo del distretto di Tokyo non sembra intenzionato a fare sconti. Il quartiere più scenografico della capitale giapponese, quello dei neon e dello skyline che riconosci anche senza esserci mai stato, ha deciso di mettere fine a un problema diventato ormai ingestibile: la spazzatura abbandonata per strada. La soluzione? Pattuglie di agenti e sanzioni immediate.
Cosa sta succedendo a Shibuya
Chiunque cerchi i luoghi simbolo del Giappone troverà Shibuya tra i primi della lista. Il famoso incrocio, il Shibuya sukuranburu kōsaten, è attraversato ogni giorno da migliaia di persone. Basta digitare l’hashtag dedicato su TikTok per trovare oltre 70.000 video, quasi tutti girati da stranieri. E con tutta quella folla è arrivato anche il problema: rifiuti ovunque.
Le autorità locali hanno detto basta. La misura non è una proposta ancora da discutere, ma una norma già operativa. È stata inserita come emendamento all’ordinanza per la “Creazione Congiunta di una Shibuya Pulita”, una regola che risale al 1997. Dopo un periodo di tolleranza partito ad aprile, sono cominciate le multe vere e proprie. La campagna porta un nome che non lascia spazio a fraintendimenti: “Se butti immondizia, perdi soldi”. E che si faccia sul serio lo dimostra il primo giorno di applicazione, con una decina di sanzioni già emesse.
Quanto si paga e perché
Le sanzioni ammontano a 2.000 yen, circa 11 euro, da versare subito in contanti, con carta o tramite un codice QR. E perché la minaccia non resti sulla carta, il distretto ha mobilitato una pattuglia che può arrivare fino a 50 agenti, incaricati di girare per la zona a caccia di chi sporca. Il mirino non è puntato solo sui pedoni: la stessa norma prevede multe da 50.000 yen, intorno ai 270 euro, per i chioschi di takeaway o i distributori automatici che non installano cestini nelle vicinanze.
Ma quanto è grave davvero la situazione? Non sono stati diffusi numeri precisi sulla quantità di rifiuti raccolti ogni giorno, eppure ci sono diversi fattori che spiegano la scelta. Il primo: a Shibuya i cestini pubblici scarseggiano. Nel 2013 le autorità li avevano rimossi, invitando i cittadini a gestire i propri rifiuti in modo responsabile. L’idea era evitare i bidoni traboccanti, ma anche migliorare la sicurezza. In Giappone, infatti, non è raro trovare zone con pochi contenitori, per il timore che possano essere usati in attacchi. Una mancanza che i milioni di turisti hanno notato eccome: nel 2025 il problema è finito in un sondaggio governativo sui disagi degli stranieri in visita, citato dal 20% degli intervistati.
C’è poi la questione numeri. Shibuya è un polo turistico tra i più affollati al mondo. Secondo la Japan National Tourism Organization, nelle ore di punta tra le 1.000 e le 2.500 persone attraversano il famoso incrocio ogni due minuti. Il distretto conta poco meno di 250.000 residenti, ma il flusso si capisce meglio guardando al boom turistico che il Giappone vive da anni. Solo lo scorso anno il Paese ha accolto 42,7 milioni di stranieri: un aumento di quasi il 16% rispetto all’anno precedente, la prima volta oltre quota 40 milioni e un record assoluto.
Le multe, va detto, valgono sia per i visitatori sia per i residenti. Anche se la misura sembra pensata soprattutto per gli stranieri: gli agenti parleranno più lingue, tra cui inglese, cinese e coreano, e i pagamenti sono immediati. “Shibuya è una zona internazionale visitata da molti giapponesi e da persone di tutto il mondo. Chiediamo a tutti, a prescindere dalla nazionalità, di rispettare le regole della città”, ha sottolineato Ken Hasebe, dirigente del distretto. Un sondaggio dello scorso anno mostra che il 52% di chi è stato sorpreso a gettare rifiuti era straniero.
E non è un caso isolato. Fujikawaguchiko nel 2024 ha installato una barriera per coprire la vista del monte Fuji, stanca delle orde a caccia del selfie perfetto. Fujiyoshida ha cancellato il suo festival della fioritura dei ciliegi per risparmiare ai residenti il fastidio delle migliaia di stranieri. Il Paese ha persino deciso di far pagare la salita al Fuji, per evitare che si trasformi in una discarica a cielo aperto.