Il nodo delle tasse in Europa di Microsoft è tornato al centro dell’attenzione grazie a un documento che l’azienda ha dovuto pubblicare per obbligo di legge. Il report mostra qualcosa che molti sospettavano da tempo, ovvero che il colosso del software dichiara guadagni altissimi dove le imposte sono basse e profitti ridotti là dove invece si paga di più. È probabile che Microsoft sia il primo grande gruppo tecnologico a rendere noto un documento del genere, e non sarebbe una sorpresa scoprire che altri seguono la stessa ricetta.
Il punto di partenza è una direttiva europea approvata nel 2021, arrivata dopo le difficoltà lasciate in eredità dalla crisi finanziaria globale del 2008. L’idea era semplice sulla carta, costringere le aziende a presentare rapporti pubblici paese per paese, così da capire dove dicono di guadagnare i soldi rispetto a dove svolgono davvero la loro attività economica. Il documento serviva proprio a far emergere eventuali scollamenti tra le due cose.
E lo scollamento, nel caso di Microsoft, salta subito all’occhio. L’azienda ha dichiarato di aver incassato quasi il 40 per cento del proprio reddito globale, circa 196 miliardi di dollari, nella fiscalmente generosa Irlanda. In Germania, che è il mercato europeo più grande ma con aliquote decisamente più alte, la quota si ferma allo 0,5 per cento. Numeri simili, cioè margini di profitto molto contenuti, compaiono anche negli altri due grandi mercati europei, Francia e Italia.
Microsoft: la difesa e le cifre messe sul tavolo
Di fronte a dati del genere, Microsoft ha sentito il bisogno di pubblicare un post sul proprio blog per mettere le mani avanti, ammettendo che “alcune cifre possono sembrare sorprendenti a prima vista”. La linea difensiva è quella classica, l’azienda sostiene di rispettare tutte le leggi vigenti nei singoli paesi e nell’Unione Europea nel suo complesso. Viene ricordato anche che il gruppo paga imposte sui salari, sul valore aggiunto e sugli immobili, oltre naturalmente a quelle sui profitti.
A parlare è stato Jeff Bullwinkel, vicepresidente e vice consulente legale per l’Europa. “Microsoft paga le tasse che deve in ogni paese in cui opera. Sappiamo che ci sono opinioni forti sul fatto che le aziende paghino abbastanza, e crediamo che fornire questo contesto porti a una conversazione più informata”, ha dichiarato. Bullwinkel ha poi tenuto a sottolineare che l’azienda ha registrato la seconda bolletta fiscale aziendale più alta al mondo, dietro solo ad Apple, con 28,7 miliardi di dollari complessivi, di cui 6,3 miliardi all’interno dell’Unione Europea. Ha citato anche 176 miliardi di dollari in spese in conto capitale e 89,2 miliardi in ricerca e sviluppo su tutti i mercati.
Resta però il fatto che il ricorso a questi paradisi fiscali ha permesso alla società di evitare imposte importanti, risorse che avrebbero potuto finanziare programmi sociali proprio nei paesi dove guadagna di più. Nel complesso, le aziende statunitensi hanno evitato di versare almeno 40 miliardi di dollari sfruttando meccanismi di questo tipo, secondo una stima separata che allarga il quadro ben oltre il singolo caso di Microsoft.